Paolo Ricci Bitti
RUGBY SIDE di
Paolo Ricci Bitti

Sei Nazioni, il favoloso torneo che non ti spinge mai verso l'ultima spiaggia

Sabato 7 Febbraio 2015
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Toh che novità, riparte il Sei Nazioni, capitolo numero 16 per gli azzurri dell’epopea giunta alla 121a edizione, e l’Italia è ancora una volta candidata dai pronostici a fare il sacco delle botte. Il che, per inciso, pare continui a non interessare granché alla maggior parte delle folle crescenti degli appassionati - oggi sono attesi all’Olimpico almeno 60mila fedeli - e alle moltitudini di bambini e bambine che bussano alle porte dei club per imparare a fare meta nel rugby e anche nella vita. Ricordato che nel 2003, un battito d’ali visto che il Torneo si gioca appena dal 1883, gli azzurri affrontarono il Galles al piccolo Flaminio davanti a 8.000 (diconsi ottomila) fedeli perduti in mezzo ad altrettanti, se non di più, tifosi dei Dragoni, sale tuttavia la comprensibile richiesta di infilare di tanto in tanto una vittoria. Fino a quando, altrimenti, continuerà l’entusiasmo così poco italico nel sostenere una nazionale perdente? In realtà non è possibile saperlo, anche perché chi stila bilanci e non si fa ammaliare dai sentimenti continua a investire cospicue finanze su quella maglia azzurra, come colossale è il business generato ogni anno dal Torneo, i cui padroni restano golosi della presenza dell’Italia e del suo mercato certo più che degli eventuali suoi successi in campo. «E chissà che cosa accadrebbe - si sente dire al di là della Manica - se gli azzurri iniziassero pure a vincere». Già, tempo per rafforzare il movimento se n’è perso in questi 16 anni e bisogna assolutamente recuperare, ma l’ultima spiaggia - temuta da qualcuno - resta uno scenario ancora molto lontano dal favoloso mondo del Sei Nazioni. Ultimo aggiornamento: 01:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA