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Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

La Ferrari nella tempesta: a Spa trionfa re Hamilton, il Cavallino rosso di vergogna

Le Ferrari SF1000 di Sebastian Vettel e Charles Leclerc
di Giorgio Ursicino
3 Minuti di Lettura
Lunedì 31 Agosto 2020, 16:39 - Ultimo aggiornamento: 6 Settembre, 09:22

La battaglia delle Ardenne. La disfatta delle Ardenne. La Ferrari torna dalla pista più lunga e difficile del Campionato con le ossa rotte. Una debacle. Mai a Spa le Rosse erano andate tanto male. Fuori dalla zona punti, senza mai lottare per una posizione decorosa. Anonima fino al punto di diventare imbarazzante, con al volante due dei piloti più quotati del Circus costretti a lottare per non indossare la maglia nera. In gare è andata peggio che in qualifica dove entrambe le SF1000 non avevano avuto nessuna chance de entrare in Q3.

Forse il talento dei driver dà un aiuto nel giro secco affrontato con coltello fra i denti, ma sulla lunghezza della gara ieri non c’è stato verso di domare un bolide poco potente, con scarsa efficienza aerodinamica e scivoloso come un’anguilla perché incapace di tenere i pneumatici alla temperatura di utilizzo. Sulla griglia Charles e Sebastian scattavano in settima fila, in corsa sono riusciti a tenersi dietro solo la due Haas che montano la stessa, fiacca, powerunit di Maranello e il rookie canadese Latifi.

Sainz, futuro ferrarista, non è nemmeno partito per problemi al motore e, una spettacolare incidente di Giovinazzi, ha messo fuori causa anche il tosto Russell. L’impressione, però, è che se fossero arrivati alla bandiera a scacchi, tutti i tre potevano precedere le monoposto tricolori. «Non siamo in crisi, siamo in mezzo a una tempesta», ha descritto la situazione la solita obiettività il team principal Mattia Binotto. Con i nervi a fior di pelle e lo sguardo perso Leclerc che non averebbe mai immaginato di lottare nelle retrovie al volante della Ferrari. Più sollevato tanto da abbozzare un sorriso l’esperto Vettel che forse non ha più tanti rimpianti a non essere stato confermato e fra qualche mese lascerà la gloriosa corazzata che rischi di naufragare.

«Domenica corriamo a Monza? Bello, lì ho tanti ricordi...», ha dichiarato il quattro volte campione tedesco ammettendo che ci sono zero speranze di superare in fretta un periodo tanto critico. Il responsabile della Gestione Sportiva ha fatto capire che temevano di incontrare difficoltà in Belgio, ma la pista dell’Eau Rouge ha inchiodato con le spalle al muro la scalcinata SF1000. Sui saliscendi mozzafiato della foresta serve la potenza del motore e un’ottima efficienza aerodinamica per essere incollati a terra nei curvoni velocissimi (alcuni si affrontano ad oltre 300 km/h) senza caricare troppo le ali per non assere sverniciati nel lungo rettilineo del Kemmel (più di 20 secondi con il gas tutto aperto).

Bene, le vetture della Nazionale Rossa hanno una carenza imbarazzante in entrambi gli ambiti. Cosa sia andato tanto storto per arrivare ad una situazione del genere è difficile da dire visto che i migliori ingegneri della Motor Valley brancolano nel buio. Visto che lo scorso anno entrambe le monoposto italiane erano scattate in prima fila è Charles aveva trionfato per la prima volta in F1 sulla pista più ambita del Mondiale piegando Sua Maestà in rabbiosa rimonta, ci viene in mente che a far saltare tutti gli equilibri nel team dia stato il fatto di non poter più usare il super motore che i tecnici di Maranello avevano realizzato.

Non si tratta di un semplice componente, ma di un vera filosofia costruttiva, sempre ritenuta regolare la dalla Fia e che ha riportato indietro l’orologio dello sviluppo ben più di un hanno. Togliere di un colpo tutti quei cavalli ha mandato in crisi il progetto, altrimenti una squadra tanto esperta avrebbe impiegato un secondo a ripristinare gli assetti e la scelte aerodinamiche di 12 mesi fa. E la gara?

Incredibile ma vero, l’ha dominata il padrone della Formula 1, dall’inizio alla fine, conquistando la quinta vittoria stagionale (su 7 gare) e mettendo fra sé i gli unici due rivali che di solito non vengono doppiati (il compagno Bottas 2° e Verstappen 3°, l’infallibile giovanotto erede di Lewis) quasi due corse di vantaggio (una cinquantina di punti). Grande gara della Renault che ha portato Ricciardo e Ocon ai piedi del podio. I maligni sostengono che aver ritirato il reclamo contro la Racing Point è stato d’aiuto.

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