Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Baku, romanzo a 300 all'ora. La maledizione dei leader: a Verstappen esplode una gomma, Hamilton va fuoristrada

A Max Verstappen esplode un pneumatico d Baku
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 7 Giugno 2021, 09:08 - Ultimo aggiornamento: 8 Giugno, 14:40

La pole non basta. Leclerc è solo 4°, Sainz addirittura 8°. Visto quanto è accaduto a Baku, in Ferrari speravano in qualcosa in più. C’è da dire, però, che la nazionale dei motori tiene i piedi ben piantati in terra. Scottati dalle delusioni dello scorso anno, nessuno a Maranello ha dato segnali di euforia, nemmeno dopo la seconda pole consecutiva del Principino. Nella F1 delle magiche alchimie, una cosa sono le qualifiche, tutt’altro può essere la gara. Tutto si gioca sulle gomme e la differenza da quando sono nuove o quando hanno 30 giri sulle spalle può essere abissale. L’aspetto che sorprende di più rileggendo il romanzo del GP dell’Azerbaijan è il pantano dove sono precitate le Stelle: Bottas 12°, Hamilton 15°. Una giornata del genere i box di Stoccarda non l’hanno mai vissuta nell’era ibrida. Nemmeno quando il Re Nero e il suo amico-nemico Rosberg accartocciarono tutte e due le Frecce d’Argento a Barcellona, buttando una corsa che avrebbero dominato facilmente, doppiando tutti.

Allora la superiorità dei panzer era schiacciante e l’unica incognita poteva essere se la spuntava Nico o Lewis. Adesso è diverso e un cazzotto nello stomaco del genere può innescare una crisi di panico e mettere ancor più il sale sulla coda a Max Verstappen e alla sua Red Bull-Honda che non vedono l’ora di spezzare i 7 anni di dominio tedesco. In classifica, però, non c’è neanche il glaciale olandesino. A vincere è il buon Sergio Perez, uno che era già fuori dalla F1. Ha trovato un volante solo alla fine della stagione scorsa, dopo che papà Stroll lo aveva fatto scendere dal sedile della nuova Aston Martin per fare posto a Sebastan Vettel. Un rinato Seb ha chiuso secondo e festeggia il primo podio del dopo Ferrari con la gioia di un bambino. Come se avesse dimenticato di essere stato 4 volte campione del mondo.

Alla premiazione anche Gasly che, con l’italiana Alphatauri, ha lottato fino al traguardo per tenere lontano dallo champagne gli emergenti Leclerc e Norris. Fra i piloti che sorridono, e si abbracciano alla fine delle ostilità manco fosse una soap opera, ci sono anche Alonso, Ricciardo e Raikkonen (rispettivamente 6°, 9° e 10°) che hanno messo a sandwich il giovane kamikaze Tsunoda. Cosa è accaduto per scatenare un terremoto del genere in una F1 che aveva un podio quasi omologato? A Baku la monoposto più in forma era la Red Bull. Quasi sicuramente avrebbe fatto doppietta se il diavolo non ci avesse messo lo zampino. Verstappen e Perez erano partiti in progressione e dopo il pit stop erano in testa. Probabilmente il vantaggio della monoposto dei bibitari era ancora più grande di quello mostrato in pista perché super Max aveva nel piede destro ancora del margine visto che Perez teneva facilmente dietro un Hamilton inferocito.

Il pupillo di Sua Maestà aveva lucidato la divisa del 7 volte campione dopo la figura non edificante nel Principato. La Mercedes faticava nei confronti della Red Bull, ma Lewis non mollava la presa guidando da par suo, mentre Bottas era la cartina al tornasole delle difficoltà dell’auto e battagliava con le Haas o, al massimo, con le Williams. A ravvivare una corsa tutto sommato noiosa, è arrivata la “grana” gomme. Sia a Stroll che, nientemeno, a Verstappen ha ceduto la posteriore sinistra mentre erano a 350 orari. Bacio al muro e macchine distrutte, per rimuovere quella di Max il Direttore ha interrotto la corsa. Cosa è successo? Forature o cedimento? Lo dirà la Pirelli dopo le analisi, ma i pneumatici erano a banda bianca, i più resistenti, ed erano ancora in una distanza “consigliata”. A quel punto Domenicali e Masi decidevano di trasformare la debache in una riscossa e “ordinavano” di disputare il GP più corto della storia: solo due giri.

Come se non bastasse i bolidi affaticati venivano “rinfrescati”, potevano montare gomme soft (quelle rosse) e dovevano scattare sulla griglia, da fermi. Chi l’avrebbe spuntata Lewis o Sergio? Manco a dirlo, difficile vincere con il campione planetario di roulette russa. Hamilton scatta con rabbia, fuori traiettoria, ma sulla linea interna, e prende il comando. Sembrava fatta. Invece l’infallibile sbagliava. Vuoi le gomme fredde, vuoi il punto di staccata più sporco, inchiodava è andava lungo. Ripartiva ultimo, ma tempo di recuperare non c’era più. Parcheggiata la Mercedes è rimasto a lungo nell’abitacolo, sicuramente con il morale sotto i tacchi. L’unica cosa a cui non è abituato è quella di essere vulnerabile ed ora si vedrà la sua reazione. Nella classifica Piloti resta tutto immutato, in quella Costruttori la Red Bull allunga sulla Mercedes e la Ferrari supera la McLaren, salendo all’ambito terzo posto. L’obiettivo della stagione.

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