Ladispoli, Verdone onora la festa e fa anche il batterista

Carlo Verdone scopre la targa dedicata a Leo, eroe di "Un sacco bello" in piazza Rossellini a Ladispoli
di Emanuele Rossi
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Domenica 6 Settembre 2020, 15:25 - Ultimo aggiornamento: 15:26

L'attesa di 40 anni ripagata da una grande festa. Un Leo decisamente più maturo di quando si fece abbindolare da Marisol in Un sacco bello, in giacca e non con la t-shirt rossa dell'impacciato trasteverino, regala emozioni nel pomeriggio alla folla di Ladispoli, poi durante la serata di gala si improvvisa batterista per gli ospiti. Rompe gli indugi della classica cena formale, raggiunge i Jam Rockers, la band che stava suonando e rimpiazza ai tamburi Sergio Lanzalonga. La scena è tutta per Carlo Verdone abilissimo a tenere il tempo del brano Cocaine di Eric Clapton. I musicisti non ci credono ancora. Il chitarrista Paolo Cardarelli in estasi vuole subito il bis chiedendo agli amici di immortalare quell'attimo fuggente ma l'attore lo blocca. «Fermate oh, famme riprende un secondo».
LA BAND IMPAZZITA
Spontaneo e divertente come nei film, non molla la presa e concede rullate a più non posso su Smoke on the water dei Deep Purple sorprendendo gli altri del gruppo, Edoardo Grassi e David Ambrosini. Chi lo conosce bene lo sa: Carlo Verdone è così. Non si tira indietro per un selfie (neanche con la formosa showgirl Francesca Giuliano), per un saluto o per riproporre all'infinito le sue più famose battute. Il Leo di Un sacco bello si lascia intervistare comodamente su un autobus del Cotral, proprio quella corriera che nel 1980 doveva portarlo a Ladispoli dalla madre nel celebre film che lo ha legato per sempre a questa città. E che lo ha omaggiato con una targa in piazza Rossellini. «Che vi devo dire? Questo film è stato celebrato così tanto nei decenni che a questo punto lo avrei fatto anche gratis», confessa Verdone nel traffico di Ladispoli. «Ma quando si arriva in centro?», è a tratti anche impaziente. E a chi gli chiede se girerebbe qui un nuovo film non si tira affatto indietro: «Certo, se trovassi il soggetto e la situazione giusti con molto piacere», fa sognare. Parla di Marisol: «Ci siamo sentiti in videochiamata mentre era a Marbella: è sempre fantastica pure con i capelli cenere» e immagina un finale diverso. «Facciamo finta che Leo e Marisol abbiano preso insieme quel pullman, ma tanto lei se n'è andata ugualmente». Verdone non disdegna due parole sul nuovo patron della sua squadra del cuore: la Roma. «Diamogli tempo commenta di capire la situazione complicata, soprattutto economica, ma non possiamo sperare che ci compri Suarez e Messi».
IL NUOVO APPUNTAMENTO
La chiacchierata termina qui, è tempo di scendere e farsi inghiottire da un pubblico calorosissimo, mentre la ruota panoramica a 40 metri di altezza proietta alcuni spezzoni di Un sacco bello. Immancabili i momenti in cui Leo nomina Ladispoli cinque o sei volte. Infine cena con un centinaio di persone nella suggestiva location di Villa dei Desideri in periferia. Al tavolo con Verdone, il suo storico amico Ernesto, il sindaco Alessandro Grando accompagnato dalla moglie e naturalmente loro, le organizzatrici dell'evento: Alessandra Fattoruso dell'associazione Tamà e Silvana Iaboni, sorella del produttore cinematografico Massimo. «Abbiamo fatto centro è euforica Alessandra Fattoruso penso sia stata una cosa più grande di tutti noi. Una emozione indescrivibile. Avevamo persino pensato di invitare Veronica Miriel, in arte Marisol, però un po' il Covid, un po' il fatto che lei viva all'estero non ha facilitato questa operazione». Ma le sorprese potrebbero non finire. «Parlando a cena con Carlo aggiunge Fattoruso gli ho proposto un'altra festa tra due anni per il 40ennale di Borotalco e inviteremo anche Eleonora Giorgi. Lui ha accettato. Ne riparleremo in futuro». Non solo conversazione, ma anche tempo per pensare al menù a base di pesce. Verdone dopo antipasto e ravioloni con le vongole ha ordinato della verdura grigliata prima di degustare il dolce e salutare chi lo inseguiva fino all'uscita con l'intramontabile voglia di concedere ancora battute, fino allo stremo.
 

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