Sinodo, rivoluzione Bergoglio: la Chiesa apre ai gay e alle coppie divorziate

Lunedì 13 Ottobre 2014 di Franca Giansoldati
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Papa Francesco
CITTA’ DEL VATICANO - A cominciare dal linguaggio tutto appare nuovo. Forse è presto per parlare di rivoluzione, ma qualcosa di simile è contenuto tra le pagine della relazione del cardinale Peter Erdo, il relatore del sinodo sulla famiglia. Il testo è il frutto di un lavoro di sintesi di tutti gli interventi finora fatti in aula durante la prima settimana di lavoro.



L’approccio alla famiglia, innanzitutto, la mano tesa verso chi ha fallito, lo sguardo comprensivo nei confronti delle coppie gay, perché, come si dice al punto 50, 51 e 52
«si prende atto che vi sono casi in cui il muto sostegno fino al sacrificio, costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners». Per la prima volta in un documento ufficiale della Chiesa appare la parola neutra “partners”. Segno dei tempi. i padri sinodali hanno anche riconosciuto che occorre mettere a punto una pastorale speciale per «i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli». Insomma, è la prima volta che la Chiesa registra e prende atto delle mutazioni avvenute in questi ultimi vent’anni nelle società occidentali.



All’orizzonte si staglia anche un percorso di novità per le coppie divorziate e risposate. Non più escluse, ma incluse in un progetto possibilista. La comunione sacramentale per loro potrebbe essere possibile. Il condizionale è d’obbligo dato che i padri sinodali hanno solo tracciato la rotta, senza però sbilanciarsi né da una parte né dall’altra, visto che l’argomento è stato al centro di scontri e aspri dibattiti. Da una parte i rigoristi, guidati dall’autorevole cardinale Mueller, prefetto della congregazione dei vescovi, e dall’altra i riformisti, capeggiati dal cardinale Kasper, teologo e autore di un monumentale studio sul concetto di misericordia. Una medicina che nella Chiesa di Bergoglio viene utilizzata spesso per donare speranza a chi ha sofferto, a coloro che si sentono respinti e che si sono allontanati progressivamente dalla Chiesa.




«Bisogna cogliere una dimensione nuova della pastorale familiare odierna nella realtà dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, anche delle convivenze. Infatti quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di resistere nelle prove, può essere vista come un germe da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio». Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre, 14:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA