Cassazione, per stupro completo possibile pena ridotta. Telefono Rosa: «Attenuanti? Un'istigazione»

Giovedì 25 Settembre 2014
Ad avviso della Cassazione, gli imputati per stupro possono ottenere l'attenuante - con relativo sconto di pena - di aver commesso un fatto «di minore gravità» anche nel caso di violenze carnali «complete» ai danni delle donne. Invece, per la Corte di Appello di Venezia lo stupro completo non è mai di «minore gravità». Secondo i supremi giudici, la «tipologia» dell'atto «è solo uno degli elementi indicativi dei parametri» in base ai quali stabilire la gravità della violenza e non è un elemento «dirimente».



Accogliendo il ricorso di un violentatore al quale la Corte di Appello di Venezia aveva confermato la condanna emessa dal gip di Vicenza che aveva escluso l'ipotesi dello stupro di minore gravità dato che l'uomo aveva imposto con violenza pìù rapporti completi alla sua compagna, la Suprema Corte sottolinea che «così come l'assenza di un rapporto sessuale 'completo' non può, per ciò solo, consentire di ritenere sussistente l'attenuante, simmetricamente la presenza dello stesso rapporto completo non può, per ciò solo, escludere che l'attenuante sia concedibile, dovendo effettuarsi una valutazione del fatto nella sua complessità».



Per effetto di questa decisione della Terza sezione penale della Suprema Corte - sentenza 39445 depositata oggi, udienza del primo luglio - è stata annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Venezia, la condanna (la cui entità non è riportata) inflitta a un uomo di 48 anni, Giuliano S., «limitatamente alla ravvisabilità dell'ipotesi attenuata». Infatti, gli 'ermellini' hanno giudicato «fondato» il ricorso del violentatore che ha sostenuto che, per valutare la gravità di uno stupro, deve «assumere rilevanza la qualità dell' atto compiuto (e segnatamente il grado di coartazione, il danno arrecato e l'entità della compressione) più che la quantità di violenza fisica esercitata». Nel suo caso, da parte dei giudici d'appello sarebbe «mancata ogni valutazione globale», in particolare «in relazione al fatto che le violenze sarebbero sempre state commesse sotto l'influenza dell'alcol».



In proposito, la Cassazione scrive che «ai fini della concedibilità dell'attenuante di minore gravità, assumono rilievo una serie di indici, segnatamente riconducibili, attesa la 'ratio' della previsione normativa, al grado di coartazione esercitato sulla vittima, alle condizioni fisiche e mentali di quest'ultima, alle caratteristiche psicologiche, valutate in relazione all'età, all'entità della compressione della libertà sessuale ed al danno arrecato alla vittima anche in termini psichici».



Se così non fosse, - prosegue la Suprema Corte - si riprodurrebbe la «vecchia distinzione, ripudiata dalla nuova disciplina, tra 'violenza carnale' e 'atti di libidine' che lo stesso legislatore ha ritenuto di non focalizzare preferendo attestarsi sulla generale clausola di 'casi di minore gravità'. Pertanto, la circostanza attenuante «deve considerarsi applicabile in tutte quelle volte in cui - avuto riguardo ai mezzi, alle modalità esecutive ed alle circostanze dell'azione - sia possibile ritenere che la libertà sessuale della vittima sia stata compressa in maniera non grave». È questo vale anche in un caso come quello esaminato, nel quale la Corte di appello di Venezia aveva fatto riferimento, per negare l'attenuante, «ai plurimi rapporti sessuali completi ottenuti con la violenza e senza il minimo rispetto della dignità e libertà di determinazione della donna».



Per la Cassazione, invece, è necessaria «una disamina complessiva, con riferimento alla valutazione delle ripercussioni delle condotte, anche sul piano psichico, sulla persona della vittima, perchè i giudici non possono fare come i magistrati della Corte di Appello veneziana che si sono limitati« a «descrivere il fatto contestato, necessariamente comprensivo, per stessa definizione normativa, di violenza senza tuttavia analizzarne, come necessario, gli effetti».



Telefono Rosa. «Stiamo sminuendo l'importanza di un delitto così efferato come lo stupro che sembra quasi un' istigazione a delinquere. E questo avviene in un momento particolarmente grave e violento per le donne, dove quasi ogni giorno c'è una donna uccisa». Così Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, commenta la sentenza della Cassazione secondo la quale uno stupro 'completo' può godere delle attenuanti e quindi della riduzione di pena. Sottolineando di non conoscere la sentenza nel dettaglio, la presidente dell'associazione che si occupa dei diritti e della tutela delle donne violentate, afferma: «la cosa più preoccupante è che c'è un disinteresse completo da parte della politica verso la violenza alle donne». «Invito - sottolinea - tutte le associazioni a parlare e denunciare questa situazione perchè nel silenzio si moltiplicano i delitti peggiori». E sentenze di questo tipo, «sembrano invogliare la società ad essere più violenta. Dovrebbe farci riflettere - prosegue - anche il fatto negli ultimi tempi che l'omicidio di una donna raccoglie sui giornali appena un trafiletto e poi nient'altro. Davvero la donna è sempre più un oggetto e di questo si parla sempre di meno. È molto grave e pericoloso».



Le reazioni politiche. «Dalla Cassazione una sentenza allucinante che indigna. Una ulteriore violenza perpetuata alle donne. Mi auguro che tale atto sollevi lo sdegno generale, non solo del Parlamento». È quanto dichiara il deputato Ncd Barbara Saltamartini, commentando la sentenza della Cassazione sulla possibilità di concedere attenuanti agli imputati di stupro. «Proprio nel momento in cui è entrata in vigore la convenzione di Istanbul, e il nostro Parlamento è stato tra i primi a ratificarla - prosegue l'esponente Ncd - dalla Cassazione arriva un segnale di arretramento nella battaglia contro la violenza sulle donne, non solo sul piano legislativo ma anche soprattutto su quello culturale. Un messaggio devastante per tutte quelle donne che hanno dovuto, e continuano a subire atroci violenze. Tra le assurdità della sentenza la Cassazione scrive, tra l'altro, che per concedere le attenuanti assume rilievo il danno arrecato alla vittima anche in termini psichici. I veri danni psichici sono quelli arrecati con simili sentenze, che fanno rabbrividire e che segnano - conclude Saltamartini - una forte battuta di arresto ad una battaglia di civiltà che con tanta fatica, non solo le donne, stiamo portando avanti affinchè si ponga fine ad un reato tanto drammatico quanto infame».



Calderoli, Lega. «Io avevo proposto, inascoltato, la castrazione chimica per gli stupratori. La Cassazione concede le attenuanti!!! Urge la riforma della giustizia e continuo a esser ancor più convinto che per gli stupratori serva la castrazione chimica». Lo dice il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, commentando la sentenza della Cassazione su un caso di stupro.


Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 18:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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