Bosone di Higgs, Fabiola Gianotti si racconta: «Ora cerco la materia oscura»

Fabiola Gianotti
di Massimo Di Forti
ROMA - Uno scienziato è come un detective. Segue indizi alla ricerca della verità, sperando di trovarla. E non è detto che ci riesca». Spumeggiante, ironica, fresca come una collegiale (a 50 anni), con allegria e disarmante semplicità, Fabiola Gianotti fa di tutto per far dimenticare che è ormai una scienziata-mito, guida carismatica dei 1600 ricercatori dell’esperimento Atlas del Cern di Ginevra che, con i colleghi dell’esperimento Cms (diretto da Guido Tonelli e dall’americano Joe Incandela), hanno scoperto il bosone di Higgs, l’inafferrabile particella all’origine dell’universo, intuita teoricamente nel ’64 dal fisico Peter Higgs. Sì, Gianotti sembra condividere l’idea di Albert Einstein che paragonava la ricerca scientifica a un romanzo giallo.

Dice sorridente la scienziata torinese: «Quello di Luciano Maiani è un libro eccezionale. Racconta questa grande impresa corale, realizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tra colpi di scena e suspence proprio nel senso che intendeva Einstein». In un dibattito con Maiani e Tonelli, all’Auditorium ha appena presentato, in occasione di Libri Come, il volume Alla ricerca del bosone di Higgs (Mondadori) dell’ex direttore del Cern, e ha illustrato con loro i prodigi dell’acceleratore Lhc. La più potente macchina creata dall’uomo: 27 chilometri di altissima tecnologia (!) collocata a 100 metri sotto terra per lanciare particelle a velocità pazzesca e verificarne gli scontri a temperature che variano dai 270° sotto zero a quelle emesse al centro del sole.
La scoperta sperimentale del bosone è ormai una pietra miliare della fisica moderna. Pochi giorni fa ne avete fatto l’identikit: quali sono le sue caratteristiche?
«Il bosone è una particella molto speciale che non appartiene alle due classi in cui si suddividono le altre particelle: quelle di materia, come gli elettroni vuoti che sono i costituituenti fondamentali dell’atomo, e quelle di interazione, che trasmettomo le forze elettromagnetiche, quella debole e quella forte. Il bosone di Higgs è diversa perché ha il compito di dare massa a tutte le altre particelle e, se così non fosse, il nostro universo non esisterebbe e ovviamente non esisteremmo neppure noi».
Tutto questo sarebbe avvenuto all’origine dell’universo?
«Il meccanismo di Higgs entrò in azione dopo un centesimo di miliardesimo di secondo dalla esplosione del Big Bang e diede massa ad alcune particelle lasciandone altre senza massa. Dal Modello Standard, che è l’insieme delle nostre conoscenze che finora meglio descrivono la composizione della materia e le forze che fanno interagire le particelle, sapevamo che ci sono particelle come il fotone che non hanno massa ma sono pura energia e viaggiano alla velocità della luce e altre invece che hanno massa. La ragione era un mistero. Adesso abbiamo capito che questo fatto dipendeva dalle differenti interazioni che queste particelle avevano con il bosone».
Insomma, il bosone infrange la simmetria che sembrava una caratteristica delle particelle del Modello Standard...
«Sì, quella del Modello Standard non è una simmetria perfetta ma parziale perché il fotone che trasferisce la forza elettromagnatica non ha massa mentre quelli w e zeta che trasferiscono la forza debole hanno massa».
Com’è possibile, allora, pensare che il superamento del Modello possa giungere dalle teorie sulla supersimmetria, alle quali anche lei è interessata?
«La supersimmetria, ovviamente, deve essere ancora dimostrata. Ma, se lo fosse, anche la supersimmetria non sarebbe perfetta. Dobbiamo distinguere ciò che succede nel nostro mondo fisico e quello che succede a una scala di energia molto alta... D’altronde, queste contraddizioni non sono un’eccezione sul cammino della scienza. Anzi, le anomalie sono il terreno più battuto dalla ricerca».
Quali saranno le prossime tappe del vostro lavoro?
«Intanto, per due anni, l’acceleratore sarà fermo per essere dotato di una potenza energetica ancora maggiore! Questo potrebbe permetterci di affrontare problemi altrimenti irrisolvibili. Certamente, siamo interessati a capire il mistero della materia oscura, che rappresenta addirittura il 96 per cento dell’universo e che sfugge ai nostri strumenti di osservazione. E anche a verificare le teorie di nuove dimensioni che dovremmo aggiungere al nostro universo, come ha proposto la fisica americana Lisa Randall e altri scienziati».
Ma lei ha diretto la ricerca sul bosone, così, sempre con il sorriso sulle labbra?
«Sì. Che c’è di strano?».
Venerdì 15 Marzo 2013, 17:52 - Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 16:18
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