La favola di Ever, che sogna di lavorare con Bielsa: gli scrive una lettera, "el Loco" lo convoca a Rosario e poi lo porta a Marsiglia

La favola di Ever, che sogna di lavorare con Bielsa: gli scrive una lettera, "el Loco" lo convoca a Rosario e poi lo porta a Marsiglia
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Lunedì 29 Settembre 2014, 10:12 - Ultimo aggiornamento: 11:44

Se lo chiamano «el Loco» («il pazzo»), ci sarà pure un motivo. Nel corso degli anni, il mito di Marcelo Bielsa si è arricchito di numerosi aneddoti, sempre a metà fra la leggenda e verità. Bielsa che prende appunti sugli alberi perché non ci sono tribune; Bielsa che in piena notte sveglia familiari e cuochi e li dispone in giardino perché ha avuto un’intuizione tattica. L’ultima storia, però, pur non avendo l’ex CT argentino come protagonista, ha tutte le caratteristiche di una favola. Eppure è una storia di vita vissuta. Tutto comincia a Junín, città argentina a più di 250 chilometri da Buenos Aires. Lì vive Ever Demaldé, «el chico de la tapa», ventisettenne appassionato di calcio, ovviamente cresciuto nel mito de «el Loco». Allena le squadre giovanili del quartiere e studia per diventare tecnico.

SOGNANDO UN MITO

Il suo sogno è quello di poter incontrare Bielsa. Un giorno si decide e lo comunica alla madre Margarita: «Mamma, ho scritto una lettera a Bielsa. Mi piacerebbe che mi concedesse un minuto per prendere un caffè e parlare. Adesso vado a Rosario, gliela devo dare di persona», racconta al giornale argentino Los Andes. Così Ever viaggia per tre ore e finalmente, senza troppe pretese, consegna la lettera al suo idolo. Ha scritto di sé, della sua idea di calcio e delle sue aspirazioni. Sette mesi dopo, improvvisamente, suona il telefono di casa Demaldé. È l’ex tecnico dell’Atheltic Bilbao: «Buongiorno Ever, come va? Mi piacerebbe che venissi a fare un corso intensivo qui a Rosario, con il mio staff. Puoi viaggiare?». Il giovane allenatore accetta senza pensarci un momento. «La sua vita è un campo da calcio», racconta emozionata mamma Margarita. Ever approfitta al massimo dell’opportunità di affiancare il proprio guru: prende appunti, elabora statistiche, esamina tattiche. Nel frattempo Bielsa firma con l’Olympique Marsiglia e il sogno di Demaldé sembra essere giunto al termine. Solo che lavorare per un «loco» significa saper convivere con gli imprevisti.

NUOVA CHANCE

Il telefono dei Demaldé suona nuovamente di giovedì: «Mamma, sono Ever. Lunedì parto per la Francia», spara senza alcun preavviso. A Bielsa non piace lasciare le cose a metà e, quindi, invita «el chico de la tapa» a Marsiglia per 40 giorni per finire il suo corso di formazione. Fra i fedelissimi fratelli Torrente (Diego e Javier), Pablo Quiroga e lo staff del «Loco» comincia a intravedersi un giovane timido che non smette di prendere appunti.

La stampa francese s’interroga su chi sia; il club fa sapere che si tratta di un osservatore. Bielsa si presenta alla Ligue 1 nel suo stile: conferenze fiume al limite del logorroico, critiche alla dirigenza sul mercato estivo e un avvio altalenante (5 gol subiti e 2 sconfitte nelle prime due gare). L’Olympique, però, si rimette subito in sesto: infila 5 vittorie consecutive e guadagna la vetta. L’ambiente cambia, la stampa elogia l’argentino, capace di mettere pepe in un campionato dominato dal ricco Paris Saint-Germain.

Qualcosa cambia anche nella storia di Ever: Marcelo Bielsa decide che lo stage è finito. È tempo di assimilarlo nel suo staff tecnico, lo esige al suo fianco. Il sogno di Ever Demaldé, cominciato con una lettera scritta a mano a Junín, prosegue al Vélodrome di Marsiglia. Mamma Margarita e i campi di provincia sono lontani, ma «el Loco» adesso è un collega. A dimostrazione che la follia non è mai fine a se stessa, figurarsi quella di Marcelo Bielsa, il Don Chisciotte di Rosario.

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