Hotel Gagarin, sognatori e pataccari alla conquista dell'Armenia

Venerdì 25 Maggio 2018 di Claudio Trionfera
Il film di un sogno. O il sogno di un film, fate voi. In un caso o nell’altro è la storia di qualcosa che non si farà perché un produttore pataccaro chiamato Paradiso riesce a scappare coi soldi e spedire all’inferno attori e tecnici improvvisati quanto lui, ma con l’illusione di cambiar vita. Troupe e cast che più sgangherati non si potrebbe: cinque reietti – un professore, una prostituta, un operaio, un fotografo, un’ambigua “produttrice esecutiva” - deportati da Roma in un’Armenia immacolata e glaciale dove scoprono la verità ai piedi dell’Hotel Gagarin, casermone in mezzo al nulla destinato a farli “prigionieri” a lungo: senza negar loro, però, approcci amorosi e il sogno del “film” con l’aiuto degli abitanti di un vicino villaggio. Tra echi da “Lo stato delle cose” di Wim Wenders e i modi d’una romantica e bizzarra riflessione sul cinema, la commedia sollecita un soffice divertimento prima di declinare in favola e aprirsi a uno scenario fantasioso che s’accompagna alla qualità della recitazione collettiva e ai pregi pittorici di una fotografia palpitante. © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Fare il vento è un modo di dire per dire che non si paga al ristorante

di Mauro Evangelisti