Iss, tutte le regioni a rischio alto: 80% nuovi casi non riconducibili a catene note

Covid Italia, rapporto Iss: indice Rt scende a 1,43. Rezza: «Aumento ricoveri giustifica ulteriori misure»
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Venerdì 13 Novembre 2020, 16:35 - Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 09:43

Tutte le regioni sono classificate a rischio alto, si legge nell'ultimo monitoraggio epidemiologico prodotto dall'Istituto superiore di sanità. Inoltre emerge che il Covid circola in modo ampiamente diffuso: la quasi totalità dei nuovi casi di positività non sono collegati a focolai o catene già note. 

I  dati sono relativi al periodo 02 - 08 novembre 2020 e sono aggiornati all' 11 novembre. «Tutte le regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane». Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è salito da 1.939 (01/11) a 3.081 (11/11) mentre il numero di persone ricoverate in aree mediche è passato da 18.902 (01/11) a 29.444 (11/11). 

L'aumento settimanale è progressivo

Questa settimana si osserva un ulteriore forte incremento dei casi che portano l’incidenza (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg a 648,33 per 100,000 abitanti nel periodo 26/10/2020 - 08/11/2020 contro  523,74 per 100,000 abitanti nel periodo 19/10/2020 - 01/11/2020. 

Nel periodo 22 ottobre – 4 novembre 2020, l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,43 (95% CI: 1,08 – 1,81). Si riscontrano valori medi di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle regioni italiane e superiori a 1 in tutte le regioni.  

Tracciamento

Questa settimana si osserva un ulteriore calo nella percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento di contatti (16,7% contro il 19,5% la settimana precedente). Si osserva, anche, un lieve calo nella percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (32,1% contro il 35,1% la settimana precedente) e un aumento della percentuale dei casi rilevati attraverso attività di screening (33,6% contro il 27,4% la settimana precedente).

É ormai non trascurabile (17,7%) la percentuale dei casi per cui non è stato riportato il motivo dell’accertamento diagnostico. E poi continua ad aumentare il numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (87.202 questa settimana contro i 74.967 la settimana precedente) che supera l’80% dei nuovi casi segnalati in alcune regioni. 

Ci sono leggerissimi segnali di raffreddamento della curva del contagio come effetto delle misure del 14 ottobre scorso, ma è importante non rilassarsi e continuare il più possibile a «evitare le interazioni fisiche». C'è infatti una «lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, sebbene ancora molto elevata, potrebbe costituire un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020», si legge. 

Rimangono forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri. Questo è un allarme che interessa l’intero territorio nazionale. Tutte le regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. 

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Rezza: «Rt da 1,7 a 1,4 primo segnale, ma aumentano casi»

«Il numero di casi di Covid-19 nel nostro Paese è salito a 650 per 100mila abitanti, anche se questa settimana l'Rt sembra essere leggermente diminuito da 1,7 a 1,4, ma si trova comunque sia al di sopra di 1 e questo rappresenta solo un primo segnale di una diminuzione della trasmissione che potrebbe essere attribuita ai provvedimenti che sono stati sinora presi. Purtroppo però il virus circola in tutto il paese». Lo afferma in un videomessaggio il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

Rezza: «Aumento ricoveri giustifica ulteriori misure»

«Si verifica un preoccupante aumento sia dei ricoveri ospedalieri sia dei ricoveri in terapia intensiva, questo chiaramente giustifica ulteriori misure restrittive che devono essere prese soprattutto nelle regioni che sono a rischio più elevato e naturalmente induce la popolazione a comportamenti prudenti». Lo afferma in un videomessaggio il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza.

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