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Covid Italia, Arcuri: vaccino non prima di fine gennaio per 1,7 milioni di italiani. Priorità a sanitari e anziani. In campo l'esercito per la distribuzione. Curva contagi rallenta

Giovedì 12 Novembre 2020
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Covid Italia, Arcuri: vaccino non prima di fine gennaio per 1,7 milioni di italiani. Priorità a sanitari e anziani. Curva contagi rallenta

Il commissario all'emergenza Coronavirus Domenico Arcuri conferma che la curva del contagio in Italia si sta lievemente flettendo e annuncia che il vaccino anti-Covid non arriverà in Italia prima di fine gennaio e comunque solo per 1,7 milioni di persone. 

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«Il vaccino - spiega - sarà disponibile non da domani né da subito per tutti». «Confidiamo di poter vaccinare i primi italiani alla fine di gennaio. Un milione e 700mila nostri cittadini». Per Arcuri «servono misure non uniformi come quelle che sono state introdotte. Ci sono regioni dove si avvertono i primi segni di raffreddamento dell'epidemia e altre dove la situazione resta critica e bisogna intervenire ancora per contribuire a raffreddare la crescita dei focolai».

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Ma a chi andranno le prime dosi di vaccino anti-Covid? «Confidiamo di avere il target» delle prime persone da vaccinare e su questo aspettiamo «il piano del ministero», ha detto Arcuri. La priorità a sanitari e anziani: «Gli italiani verranno vaccinati in funzione della loro fragilità e della loro potenziale esposizione al virus. Le persone che lavorano negli ospedali saranno tra le prime a cui bisogna somministrare i vaccini così come le persone più anziane e che sono più fragili dovranno arrivare prima di quelle più giovani». 

 

«Covid Italia, curva contagi sta rallentando»

 

 «Un mese fa i nuovi casi registrati segnarono un +100% rispetto alla settimana precedente. I contagi di oggi, invece, segnano un +10% rispetto a 7 giorni fa - spiega - Continuiamo a crescere ma 10 volte di meno rispetto a un mese fa. Non solo: degli attuali 602mila italiani contagiati, il 94,8% è asintomatico, pauci-sintomatico o ha sintomi lievi. Si cura a casa. I ricoverati sono il 4,7%. In terapia intensiva c'è lo 0.5% del totale dei contagiati. Al picco dell'emergenza i numeri erano diversi: a casa si curava poco del 50% dei positivi, il 45% circa era in sopedale e il 7% circa in terapia intensiva». Anche il rapporto positivi/tamponi «comincia a decrescere», sottolinea Arcuri.

Distribuzione vaccino, esercito in campo

La Difesa è al tavolo per la pianificazione della distribuzione del vaccino. A quanto si apprende, come avvenuto per la distribuzione dei dispositivi sanitari a marzo, saranno messe a disposizione le capacità del personale dell'esercito italiano. Per la distribuzione dei vaccini dovrebbe essere prevista una logistica 'ad hoc' da parte della Difesa, già impegnata in missioni per sostegni logistici a lungo raggio come le operazioni internazionali. Non si esclude al momento, così come già avviene a Milano per il vaccino influenzale, l'ipotesi che i militari possano essere adoperati anche per la somministrazione delle dosi.

Al momento è in corso l'elaborazione di un Piano per la distribuzione e la somministrazione in cui sarebbero coinvolti, tra gli altri, anche gli esperti della Difesa per curare gli aspetti logistici, che potrebbero comprendere inoltre l'allestimento dei punti vaccinali.

Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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