Se attraversare tra le auto diventa un gesto eroico

Mercoledì 10 Ottobre 2018 di Paolo Graldi
Sarebbe cosa buona e giusta di fronte al flagello degli incidenti stradali nella Capitale, istituire la Giornata Nazionale (sicuramente romana) del Pedone. Pedone con la P maiuscola perché questa figura di cittadino inerme nella battaglia, o nella guerra quotidiana del traffico, veste suo malgrado i panni dell'Eroe. Eroe e vittima. In 10 mesi, 1348 i pedoni travolti, 43 hanno perso la vita, 1305 i feriti. E, clamoroso, il 43% investito sulle strisce. La statistica ci aiuta a dire che siamo oltre, ben oltre, il rischio fisiologico, duro da stroncare. Qui siamo di fronte a un fenomeno che riguarda lo stile di vita e di guida e chissà quante distrazioni con i cellulari.

Le zebre sono sacre, inviolabili, bisognerebbe averne un timore quasi reverenziale. E invece, chi sta seduto al volante si sente padrone della strada, presume tronfio di arroganza che tra azionare il freno, fermarsi davanti alle strisce e lasciar passare il pedone che ne ha diritto sia invece quest'ultimo a dover cedere il passo. Ben venga l'idea di utilizzare zebre a effetto ottico in 3D. E, comunque, è il senso civico che va imposto. A Londra, racconta un turista italiano: «Chiacchieravo con un amico. Siamo scesi dal marciapiede e abbiamo continuato a parlare, fermi. Un bobby ci si è avvicinato. Se volete attraversare, fatelo o tornate sul marciapiede. Non vedete che le auto si fermano perché avete la precedenza?». I londinesi sì che rispettano i passaggi pedonali. E i pedoni che li utilizzando. Chissà perché: noi no.
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