Meningitec, le famiglie sul piede di guerra: «Da mesi senza risposte, chiediamo monitoraggi o faremo causa»

Venerdì 28 Novembre 2014 di Costanza Ignazzi
Meningitec, le famiglie sul piede di guerra: «Da mesi senza risposte, chiediamo monitoraggi o faremo causa»

​Mentre si moltiplicano le morti sospette a causa del vaccino antinfluenzale Fluad, i genitori dei bambini a cui sono stati somministrati i lotti di Meningitec ritirati il mese scorso sono ancora in attesa di risposte. E intanto fanno controllare i figli a proprie spese. Dopo quasi un mese di silenzio da parte dell’Aifa e del ministero della Salute, una sessantina di famiglie minaccia di sporgere denunce penali.

La vicenda

Nelle fiale ritirate della Nuron Biotech BV era stata infatti rilevata «la presenza di corpo estraneo color arancio rossastro identificato come ossido di ferro e acciaio inossidabile» e la paura è che i bimbi vaccinati con i lotti incriminati possano andare incontro a conseguenze a lungo termine. Malgrado l’Aifa abbia comunicato che «non sembrano emergere evidenze di reazioni avverse particolari ricollegabili allo specifico difetto di qualità dei lotti ritirati in Italia», i genitori non stanno tranquilli e si stanno arrangiando da soli con visite ed esami. Ma il Mineral test, esame del capello che permetterebbe di valutare gli effetti nel lungo periodo, è costoso e non tutti possono permetterselo.

Le richieste

Per questo il 7 novembre scorso le famiglie hanno inviato una lettera ad Aifa, ministero della Salute ed Ema (Agenzie europea dei medicinali) chiedendo di concordare un protocollo di monitoraggio dei bimbi e l’analisi concreta delle fiale contenenti il vaccino per sapere esattamente cosa contenessero. Ma per ora, anche se l'Aifa fa sapere di essere al lavoro sulla questione, risposte non ne sono arrivate.

Le famiglie

Alessandra Ginnetti, mamma di Giulia, che aveva 14 mesi quando è stata vaccinata, ha già speso oltre 250 euro per far controllare sua figlia. Un’odissea partita dopo una settimana dalla vaccinazione con il Meningitec. «Giulia ha avuto la diarrea per 7 giorni e le è spuntata una chiazza rossa su una guancia, che poi si è estesa ed è diventata pruriginosa – racconta la madre – siamo dovuti correre al Bambin Gesù e tutt’ora va curata con prodotti specifici, creme idratanti e al cortisone per scongiurare eventuali ricadute». Alessandra, che di professione è chimico farmaceutico, crede che il Meningitec potrebbe essere responsabile dell’emergere della reazione in bambini che, come Giulia, probabilmente erano già predisposti. Altri genitori parlano di dissenteria, gonfiori e rossori.

«Non vogliamo un rimborso – spiega Fabiola Ermo, una mamma che ha dato l’allarme su Facebook – vogliamo sapere la verità su cosa contenevano le fialette e chiediamo che siano previsti dei monitoraggi per i bambini coinvolti».

Il gruppo "Menigitec ritirato, vogliamo la verità", il quale conta oltre 160 membri residenti soprattutto nel Lazio, Veneto e Calabria, è nato per tenere informati i genitori che continuano a scontrarsi contro un muro di silenzio da parte delle istituzioni. «Abbiamo dovuto spargere la voce del ritiro da soli – racconta Fabiola – le Asl stesse non sapevano nulla, alcune si sono limitate ad affiggere degli annunci in cui si spiegava che le vaccinazioni con il Meningitec erano momentaneamente sospese e quando abbiamo chiesto informazioni sono cadute dalle nuvole. In molti libretti non era stato nemmeno indicato il lotto del vaccino somministrato e qualche Asl è stata anche reticente a fornire informazioni».

Una situazione paradossale se si tiene conto del fatto che, fa presente l'avvocato Roberto Mastalia, che rappresenta le famiglie, all’estero il ritiro del vaccino è stato comunicato in anticipo rispetto all’Italia. «Peraltro è assurdo che non sia stato previsto un monitoraggio – spiega – negli Stati Uniti esistono addirittura tre organi preposti ad un tale compito».

Questioni in sospeso

L’altra questione che sorge è perché nessuno si sia accorto dell’anomalo colore delle fiale di Meningitec. «Quei lotti sono stati prodotti 2 anni fa – dice ancora Mastalia – ed erano utilizzati in Italia da almeno un anno e mezzo. Perché nessuno ha notato nulla di strano? Alcuni genitori dicono di aver notato qualcosa, ma i medici avrebbero detto loro che era normale. La paura è che ci siano altri lotti contaminati di cui nessuno sa nulla». Tutte questioni che per ora restano senza risposta.

Ultimo aggiornamento: 15:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA