Berlusconi attacca Monti: un mascalzone Poi lancia Mario Draghi al Quirinale

Martedì 15 Gennaio 2013
Berlusconi scherza e fa il gesto delle manette con Ingroia

ROMA - Nuovo attacco di Silvio Berlusconi al premier Mario Monti, che ieri ha definito il Cavaliere «pifferaio magico». «E' sotto choc per i sondaggi che lo indicano come uno dei leaderini del centro, oppure come diceva Flaiano l'insuccesso dà alla testa. Monti è molto diverso da come credevamo e noi ci eravamo cascati», ha detto oggi Berlusconi intervistato a Omnibus su La7, dove ha lanciato poi il nome del presidente della Bce, Mario Draghi per il Quirinale.

«Assolutamente sì. Se ci fosse una maggioranza che lo proponesse io lo voterei», ha detto Berlusconi parlando dell'ipotesi di Draghi alla presidenza della Repubblica. «Non ho

mai avuto l'ambizione di fare il presidente della Repubblica», ha aggiunto. «Era di sinistra. Si è comportato in un certo modo con diverse prese di posizioni che io non ho condiviso», ha detto invece l'ex premier riferendosi a Carlo Azeglio Ciampi.

Il presidente della Bce: sono impegnato fino al 2019. «Il mandato del presidente della Bce dura 8 anni, fino al 31 ottobre 2019. E il presidente è determinato a portare a termine il mandato», ha replicato un portavoce dell'Eurotower commentando le dichiarazioni di Silvio Berlusconi a Omnibus sull'ipotesi di Draghi alla presidenza della Repubblica.

«Il nostro avversario è Bersani», ha spiegato ancora il Cavaliere, ma Monti, che «si presenta sotto le mentite spoglie di indipendenza», secondo Berlusconi, «è una protesi della sinistra» perché ha «rivelato che c'è un patto segreto con Bersani». «Si è rivelato un bluff - ha detto ancora l'ex premier - tutto quel che ha fatto ci ha deluso».

«Chi dice queste cose è un mascalzone, questa è una mascalzonata, perché lo spread è una cosa indipendente. Queste sono affermazioni della sinistra, sono menzogne, non è la realtà», ha poi affermato Berlusconi, alzando visibilmente il tono della voce e ribadendo che «questa è una parte della congiura, perchè si voleva togliere di mezzo un governo per il raggiungimento degli interessi di altri Paesi europei».

«Trovo immorale che Monti abbia deciso di diventare un protagonista della politica approfittando di un titolo al di sopra delle parti. Se avessi saputo che avrebbe approfittato dell'essere premier di un governo tecnico e poi un protagonista della politica, non avrei firmato la lettera di nomina a senatore a vita», ha continuato Berlusconi.

«Tutti i piccoli partiti in Italia sono un grande impiccio per chi deve governare, visto che seguono solo le politiche loro e si identificano con i piccoli leader che li guidano. Il mio invito è quello di non disperdere il voto: se si vuole la sinistra si voti il Pd, se si vogliono i moderati si voti il Pdl», ha affermato ancora l'ex premier.

«Il premier lo fa Angelino Alfano, la Lega è d'accordo», ha poi sostenuto Berlusconi.

«Non sono dei familiari e poi ho candidato le migliori», ha quindi spiegato Berlusconi rispondendo a chi gli chiede delle ragazze candidate nel Pdl. Quanto alla Minetti ha aggiunto: «Fu indicata da Do Verzè. Ha subito una vera e propria aggressione in ragione del suo aspetto fisico».

«A Veronica sono state raccontate delle falsità, delle cose assolutamente non vere», ha aggiunto Berlusconi, citando il caso Noemi Letizia e la cena dei telegatti con Mara Carfagna. «Hanno scritto - dice - che io avrei detto alla signora Cargagna "se non fossi stato sposato ti sposerei", invece io le ho detto sei la classica ragazza da sposare».

«Fini e Casini hanno partiti di proprietà. Dato che loro sono sempre vicini alla famiglia hanno introdotto il quoziente familiare nei partiti avendo candidato 4 figli di parlamentati precedenti, il nipote di De Mita, il genero e la cognata di Casini», ha affermato ancora Berlusconi.

«Fini ormai è al massimo del ridicolo. Oggi dice che tutti dovrebbero essergli grato per aver fatto cadere il mio governo e propugna l'impegno con gli elettori di non cambiare casacca. La massima che il successo ha dato alla testa funziona al 100% anche per lui», ha poi sottolineato Berlusconi.

Il redditometro. «Il nostro era diverso da quello che era stato portato avanti dal governo Monti. Ci sono 100 voci che fanno sì che sia uno strumento che spaventa i cittadini», ha affermato ancora Berlusconi. «Monti ha dato la colpa a noi del redditometro, ma non era quello che abbiamo messo noi, è completamente diverso», ha aggiunto. «Ad esempio - spiega - ora c'è l'inversione dell'onere della prova e ci sono tutte quelle voci che spaventano i cittadini, ed è disincentivante dei consumi» con «l'impossibilità di pagare in contanti fino a 999 euro». Per il Cavaliere con la proposta della «sinistra di mettere il limite a 300 euro entreremmo in uno stato di polizia tributaria».

«La manovra di Monti è stata fatta tutta sulla tassazione in più, le nostre tutte per la riduzione delle spese e la riduzione degli sprechi. Noi abbiamo mirato ad uno Stato che costi di meno mentre Monti che è uno statalista ha accettato la teoria rigida e del rigore imposta dalla Germania che ha portato solo peggioramento», ha continuato l'ex premier.

Monti lo accusa di non saper tenere sotto contro lo spread? «È una mascalzonata, come tutte le altre», ha detto ancora Berlusconi, tornando a ribadire che «lo spread non dipende dai governi». «In Europa io ero temuto, non irriso. Io ho imposto Mario Draghi a capo della Bce, l'ho imposto contro Tremonti che era contrario, e contro Sarkozy. Anche Barroso, in accordo con Tony Blair, l'ho messo lì io», ha continuato l'ex premier.

«Dovrebbero andare sotto processo i giudici di Milano che sono mostruose macchine di diffamazione. È uno scandalo vero», ha poi affermato Berlusconi, aggiungendo che la Boccassini «dovrebbe andare sotto processo per aver impiegato» parlando del processo Ruby «risorse dello stato su un' accusa inesistente». «È un Paese barbaro se uno viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa se va ad una cena. Siamo ad una patologia che dobbiamo sconfiggere», ha affermato ancora Berlusconi.

«In nessun Paese è consentito che uno si faccia pubblicità come pm e poi si candida alle elezioni. Abbiamo anche questa damnatio. È troppo comodo, quello che accade ora è uno scandalo», ha poi affermato Berlusconi a proposito della candidatura dell'ex pm Antonio Ingroia.

«Io non sono un giustizialista sono un campione di garantismo. Nell'ultimo comitato presidenza si è deciso che in caso di condanna definitiva non saranno ricandidati. Per gli altri deciderà il comitato di giuristi a cui abbiamo dato le carte entro la settimana», ha quindi detto il Cavaliere parlando delle candidatrue degliinquisiti.

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 23:34

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