Parigi combatte l'invasione di topi. Gli animalisti: «No allo sterminio»

Martedì 14 Agosto 2018 di Francesca Pierantozzi
PARIGI Sono cinque milioni di Parigini. Parigini doc: amano il metrò, i buoni ristoranti, i romantici lungosenna, i musei (in particolare l'Impressionismo e i corridoi del Quai d'Orsay) e soprattutto i quartieri storici, quelli del centro, più di tutto amano il parco del Vert Galant, quei 1500 metri quadrati sulla punta dell'Ile de la Cité, ai piedi di Notre Dame. Là dove nacque la Ville Lumière, là vive la più popolosa e storica colonia di topi della capitale. Che hanno trovato chi li difende.

PETIZIONE
Il movimento per la difesa dei diritti dei topi (per ora di Parigi), si è andato rafforzando con l'aumentare della popolazione sorcina della città. Così due anni fa mentre il municipio lanciava disperato il suo piano anti-topi (un milione e mezzo di euro), Josette Benchetrit, ex pedopsicologa lacaniana all'ospedale di Etampes, lanciava una petizione in difesa dei topi. Successo immediato: 25 mila firme in una settimana. Così Jo Benchetrit e ha inviato diverse lettere alla sindaca Anne Hidalgo e che si è data per missione di «fermare il massacro dei roditori» di Parigi, combattere questa rattofobia, che è «un cattivo esempio» per tutti i cittadini. Benchetrit parla addirittura di genocidio.

Da allora la lega per i diritti dei Topi si è rafforzata ed è tornata sulle barricate quest'estate, quando il volenteroso sindaco del XVII arrondissement, Geoffrey Boulard, ha messo a punto una piattaforma aperta ai cittadini per segnalare presenze dei roditori e consentire l'immediato intervento dei servizi di igiene.

IN PRIMA FILA
«È delazione» hanno denunciato gli attivisti pro-ratti. A cominciare da Claudine Duperret, militante ecologista, da sempre in prima linea. Nel 2007 regalò un topolino bianco alla figlia e da allora si è innamorata dei roditori, scagliandosi contro le mentalità anti-topo, le fobie e anche le operazioni delle autorità.

Il suo profilo Facebook è il quartier generale dei filo-topi parigini. Duperret dà il buon esempio: in dieci anni ha coabitato con circa 25 topi e ratti, tutti salvati dalla strada. Ora ne ha tre: Mousty, Leon e Milou. «Dobbiamo imparare a vivere insieme» dice Duperret. Che propone: di nutrirli nei sottosuoli per toglierli dalla necessità di scorrazzare in superficie con gli umani, di praticare campagne di contraccezione e anche di sensibilizzare la popolazione alle loro qualità (sono puliti, si affezionano al proprietario, non è vero che trasmettono malattie pericolose. Non sempre almeno).

POLITICA
La battaglia si annuncia ardua. Il municipio ha annunciato un nuovo piano anti topo. Le trappole di nuova generazione costano 800 euro l'una. Un altro milione di euro è stato stanziato. Ma i topi complici i lavori nella metro e le piene della Senna continuano a prosperare. Ormai è diventato un tema politico. L'opposizione di destra in municipio ha già proposto quattro mozioni. C'è chi ha chiesto alla sindaca di instaurare delle brigate mobili anti topo. I difensori gridano invece al complotto delle lobby. E fanno i conti. Altro che leptospirosi o disgusto, i topi fanno gola a molti: ormai sono più di 1200 le imprese specializzate in derattizzazione in Francia, per un volume d'affari di oltre 650 milioni di euro e un aumento dell'attività del 41 per cento negli ultimi due anni. Povero Ratatouille. Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 08:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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