Usa, ricompensa di cinque milioni per chi darà notizie di padre Dall'Oglio, scomparso in Siria nel 2013

Domenica 17 Novembre 2019
Washington è certa che padre Paolo Dall'Oglio, il prete italiano sparito in Siria da più di sei anni, sia stato rapito dagli uomini dell'Isis a Raqqa nel 2013. E ora, che il sedicente stato islamico sembra aver perso potere dopo il blitz che ha ucciso il leader carismatico al Baghadi proprio per mano statunitense, il governo Usa torna all'attacco e dopo l'annuncio d iluglio, rilancia offrendo una nuova ricompensa per chi darà notizie del gesuita di origine romana. E lo fa nel giorno del suo 65esimo compleanno  «Cinque milioni di dollari» è la scritta che campeggia - stavolta in arabo - al centro dell'immagine diffusa nelle ultime ore dal Dipartimento di Stato Usa per la giustizia sui social.

Prima di scomparire nel nord della Siria in guerra nel 2013, Dall' Oglio aveva vissuto per più di trent'anni nel Paese  fondando la comunità monastica di San Mosè e dedicando la sua vita al dialogo inter-comunitario tra cristiani e musulmani. Come a luglio scorso, oggi si offre una ricompensa in cambio di informazioni anche sulla sorte di altri quattro prelati cristiani, tutti siriani, rapiti in Siria poco prima della scomparsa del prete italiano. Ma nel poster odierno, in arabo, appaiono solo due foto di Paolo Dall' Oglio, senza immagini che ritraggono gli altri religiosi: sono i due vescovi ortodossi Bulos Yazigi e Yohanna Ibrahim, rapiti nel nord-ovest della Siria nella primavera del 2013, e due preti di Aleppo, l'armeno cattolico Michel Kayyal e l'ortodosso Maher Mahfuz, scomparsi nello stesso periodo. Per tutti e cinque non si hanno prove certe su chi li abbia rapiti e, soprattutto, non vi sono certezze che siano ancora vivi.

Ma la reiterata offerta degli Usa per ricevere informazioni su Dall' Oglio e sugli altri quattro sembra indicare che il governo americano abbia motivo di pensare che tutti o qualcuno di loro siano ancora in vita. Analisti regionali ipotizzano invece che questi annunci non siano altro che un modo per l'amministrazione americana di incoraggiare «la libertà religiosa nel mondo» e, in particolare, di «proteggere le minoranze cristiane in Medio Oriente». Questi due punti sono stati più volte sottolineati sia dal vice presidente americano, Micheal Pence, sia dal segretario di Stato, Mike Pompeo. Quest'ultimo lo ha ribadito anche durante la sua visita in Vaticano, da Papa Francesco, lo scorso ottobre. 

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