Gabriele Micalizzi ferito in Siria, il fotoreporter era sul fronte con l'Isis

Lunedì 11 Febbraio 2019
Gariele Micalizzi ferito in Siria, il fotoreporter era sul fronte con l'Isis

Gabriele Micalizzi, noto fotoreporter italiano, è rimasto seriamente ferito oggi dalle schegge di un razzo nella Siria sud-orientale, mentre si trovava con altri colleghi sul fronte di guerra tra Isis e forze curdo-siriane appoggiate dalla Coalizione a guida Usa. Proprio su un velivolo medico della Coalizione è stato trasportato nel vicino Kurdistan iracheno, a Suleimanye. Colpito alla testa, Micalizzi non sarebbe però in pericolo di vita. E quanto prima si attende il suo rimpatrio in Italia. 

L'Unità di Crisi della Farnesina sta seguendo da vicino la vicenda, mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per «attentato con finalità di terrorismo» sul ferimento del fotografo 35enne, conosciuto non solo per il suo lavoro sui fronti di guerra ma anche per i suoi scatti nel mondo della moda. Secondo testimoni, Micalizzi si trovava in un edificio molto vicino al fronte avanzato dell'offensiva curdo-americana nel teatro di Baghuz, ultima località ancora in mano all'Isis, nel distretto di Hajin, tra il fiume Eufrate e il confine iracheno. Le prime ricostruzioni dell'accaduto riferiscono di una pioggia di colpi di mortaio e di razzi lanciati con Rpg verso l'edificio, dove la Cnn aveva piazzato la postazione per effettuare le riprese dell'offensiva. Alcune schegge avrebbero colpito al volto e in testa Micalizzi, che indossava il giubbetto anti-proiettile e un elmetto in metallo. Il fotoreporter si trovava sul posto assieme a colleghi curdi e a un giornalista brasiliano della Cnn, Gabriel Chaim. Fino a ieri sera era in compagnia di altri due inviati italiani, Francesco Semprini de "La Stampa" e Fausto Biloslavo de "Il Giornale". «Ho lasciato ieri in tarda serata l'area, avevo in programma di rientrare nei prossimi giorni. Mentre Gabriele aveva deciso di rimanere almeno un'altra settimana, fino alla fine della battaglia», ha raccontato Biloslavo raggiunto telefonicamente.

Proprio ieri le milizie curdo-siriane avevano annunciato l'avvio dell'assalto finale a Baghuz, località da giorni sotto il fuoco intenso di raid aerei americani e di colpi di artiglieria dell'ala siriana del Pkk curdo, che guida le Forze democratiche siriane. Fonti sul terreno riferiscono di alcune centinaia di miliziani dell'Isis arroccati a Baghuz, assieme a mogli e figli e ad altre decine di civili usati come scudi umani. L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, che sul terreno si avvale di una fitta rete di fonti mediche e militari, riferisce di una tenace resistenza da parte dei miliziani dello Stato islamico, pronti a usare ogni mezzo - tra cui trappole esplosive, mine, attentatori suicidi - pur di non cedere alla resa. Il generale americano Joseph Votel, a capo del Comando centrale statunitense, oggi ha affermato che oltre ai jihadisti di Baghuz, tra Siria e Iraq ci sono ancora «decine di migliaia» di miliziani dell'Isis. Votel ha aggiunto che nonostante questi combattenti siano «dispersi e disaggregati», c'è comunque «una leadership». Il generale americano ha poi confermato che l'annunciato ritiro dei duemila soldati Usa dalla Siria potrebbe avvenire «entro le prossime settimane», ma che ogni decisione sarà presa «in base a quanto accade sul terreno».

Nei giorni scorsi, le forze curde avevano anticipato che entro metà febbraio l'Isis di Baghuz sarebbe stato sconfitto, almeno militarmente, sancendo la fine formale dello Stato islamico anche in Siria, dopo la sua sconfitta ufficiale in Iraq nei mesi scorsi. Ma in un recente rapporto al Congresso americano, il Pentagono ha affermato che l'Isis potrà risorgere anche in soli sei mesi lungo la valle dell'Eufrate tra Siria e Iraq se non si affronteranno a livello locale le questioni irrisolte dell'esclusione politica, sociale ed economica delle comunità sunnite che abitano le zone a lungo controllate dallo Stato islamico.

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 12:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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