Mario Ajello
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Trovata illiberale/ «Siete anziani, niente voto»: Grillo ci prova

Sabato 19 Ottobre 2019 di Mario Ajello
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Si è sempre creduto un po’ Aristofane - ma suvvia.... - Beppe Grillo. Nelle commedie aristofanee, scritte tra il 427 e il 388 avanti Cristo, la vecchiaia viene spesso ridicolizzata, desacralizzata, colta negli aspetti caricaturali ma mai denigrata. 
Visto che l’anziano è considerato il cardine della saggezza politica nella Grecia classica e questa impostazione è rimasta in eredità alle democrazie anche moderne. Lo pseudo Aristofane grillante invece, come tutti i falsi epigoni, cerca di strafare.
E, sia che parli sul serio sia che buffoneggi, non coglie nel segno - anzi prende una posizione inaccettabile e anti-democratica - e lo fa così nel suo blog. “Ci sono troppi elettori anziani e il loro numero sta crescendo. Il voto non dovrebbe essere un privilegio perpetuo, ma una partecipazione al continuo destino della comunità politica, sia nei suoi benefici che nei suoi rischi”. E dunque: “Se togliessimo il voto agli anziani?”. Magari agli altri anziani e non all’anziano Beppe, essendo lui l’Elevato.
Naturalmente si tratta di una provocazione. Ma se si dovesse prendere sul serio questa cosa, si arriverebbe all’assurdità per cui l’anziano che paga le tasse non può dire politicamente la sua. Il che significherebbe stracciare un principio basilare del liberalismo, cioè il No Taxation Without Rapresentation. Il geronte, che per esempio è la figura che fece grande Sparta dove vigeva la “gerusia”, deve quindi pagare e tacere nella commedia sbagliata di Grillo.
Con la sua uscita, Beppe il settantenne finisce, per gioco o per strategia, per capovolgere la classica immagine del venerando saggio - il senex - come pilastro della res publica e del giovane che attinge sapere, anche politico, da lui. E non si sente il bisogno di questa ennesima capriola del nuovissimo o del chi la spara più grossa. Grillo la spiega in questa maniera: «La mia idea nasce dal presupposto che una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche. Perciò i loro voti dovrebbero essere eliminati del tutto».
E così non ci sarà più l’anziano che incarna la saggezza. Ma resta l’anziano alla Grillo che nei testi di Terenzio e di Plauto veniva definito, in chiave comico-grottesca, senex amator: praticamente un farfallone. Altro sarebbe se Grillo, parlando del voto o del non voto dei vecchi, intendesse implicitamente sottolineare il fatto che serve, per una piena democrazia, un’inclusione maggiore dei giovani nel processo decisionale. Perché i giovani contano troppo poco. Ma Beppe si ferma prima di questa soglia, purtroppo per lui e anche per noi. Ultimo aggiornamento: 00:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA