​Alessandro Orsini
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Le ragioni della Turchia che l’Europa non vede

Venerdì 11 Ottobre 2019 di ​Alessandro Orsini
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Una delle attività intellettuali più amate dagli europei è ciò che i sociologi chiamano “dislocazione dell’aggressività verso un nemico esterno”, che oggi consiste nel processare la Turchia, salvo chiudere gli occhi quando le prove smentiscono le accuse. Erdogan fu a lungo accusato di non voler combattere contro l’Isis, ma poi i soldati turchi andarono all’attacco, mentre l’Europa restava a guardare o bombardava con gli aerei per non avere vittime sul campo.

Erdogan è stato anche accusato di trarre profitto dall’immigrazione che è diventato il più grande “business elettorale” dell’Europa. Maledire la Turchia è tempo perso. Tutto ciò che ha senso fare è una mediazione diplomatica per favorire il ritiro pacifico dei curdi e sospendere questa nuova inutile guerra in Medio Oriente. Se i curdi si trovano in questa tragica situazione, è colpa delle politiche espansive di Europa e Stati Uniti, che hanno tradito, con un colpo solo, prima i turchi e poi i curdi.

Erdogan ha avviato una campagna militare per liberare il nord della Siria dai curdi, scatenando la condanna di Europa e Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, pur essendo l’Italia estranea a quel conflitto, ha addirittura convocato l’ambasciatore turco a Roma per manifestare la propria contrarietà all’offensiva. 
Tutti si chiedono come sia stato possibile giungere fino a questo punto.

I curdi, che erano stati i migliori alleati dell’Occidente nella lotta contro l’Isis, oggi vengono attaccati da Erdogan con il consenso di Trump, che ha dato prima il via libera al piano d’azione e poi l’ha condannato. La risposta è semplice: si è giunti a questo punto perché gli Stati Uniti hanno cercato di fondare un’entità statale curda nel nord della Siria, ovvero al confine con la Turchia, per creare un nuovo Stato in Medio Oriente, dove stabilire un’eventuale base militare in un’area dominata dalla Russia.

La Siria è sotto il dominio di Putin e, una volta scoppiata la guerra civile, il 15 marzo 2011, agli Stati Uniti non è parso vero di potersi incuneare in quell’area di sicura importanza strategica. In un primo momento hanno cercato di rovesciare il dittatore della Siria, Bassar al Assad, per sostituirlo con un presidente filo-americano, ma poi, sconfitti dalla coalizione formata da Russia-Iran-Hezbollah, hanno tentato la soluzione curda.

In sintesi, gli Stati Uniti hanno detto: «Se non possiamo prendere tutta la Siria, ne prendiamo almeno un pezzo». Tutte le tensioni sono esplose con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, che ha prospettato a Erdogan un grande tradimento. Quando, nel 2015, Stati Uniti ed Europa invocavano l’intervento della Turchia contro l’Isis, Erdogan chiedeva la garanzia che, liberato il nord della Siria dai jihadisti, gli Stati Uniti e l’Europa non avrebbero cercato di sostituire lo Stato islamico con uno Stato curdo. Obama s’impegnò e, mentre l’Europa rimaneva a guardare – si ricordi che nessun esercito europeo ha mai combattuto sul territorio contro l’Isis – i soldati turchi si massacravano in combattimenti truculenti perché la liberazione delle roccaforti dell’Isis imponeva la lotta corpo a corpo.

A parlar chiaro si fa prima: con la Turchia è accaduto ciò che è accaduto con l’Iran. Obama aveva preso degli accordi, disattesi da Trump. Giunto alla Casa Bianca, Trump ha infatti provato a incoraggiare la creazione di un proto-Stato curdo nel nord della Siria, ma Erdogan, che non voleva una guerra con i curdi, ha chiesto che fossero mantenuti i patti, anche per un comprensibile problema interno che gli europei, abituati a pensare di essere gli unici abitanti del pianeta Terra, non fanno nemmeno lo sforzo di comprendere.

I turchi chiedono a Erdogan perché i propri fratelli siano morti al fronte contro l’Isis per poi trovarsi con ciò che temono di più: uno Stato curdo al confine nazionale. Per la Turchia, l’edificazione di uno Stato curdo è ciò che gli americani chiamano «minaccia esistenziale» e cioè un pericolo che minaccia l’integrità del territorio nazionale o la vita dei concittadini. Al Qaeda o la Corea del Nord, per intenderci, sono un esempio di minaccia esistenziale per gli americani. Allo stesso modo, i curdi lo sono per i turchi, perché alcuni loro movimenti hanno organizzato talmente tanti attentati terroristici in Turchia che sarebbe impossibile elencarli tutti. 
aorsini@luiss.it Ultimo aggiornamento: 00:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA