GOVERNO

Statali, servono 300 milioni per mobilità dipendenti Province

Sabato 4 Aprile 2015 di Michele Di Branco
Adesso che il decreto con le tabelle di equiparazione che consentiranno di inquadrare il lavoratore nella nuova amministrazione con una retribuzione identica a quella di provenienza («Nessuno perderà un centesimo» ha garantito il ministro della Pa Marianna Madia) è stato messo a punto l'operazione mobilità - applicata alle Province - può partire. Almeno in teoria. Perché nella pratica governo e Regioni sono ai ferri corti.



E stanno ingaggiando un feroce duello rusticano sulla sorte dei 20 mila dipendenti che, in base alla riforma Delrio e alla legge di Stabilità, dovrebbero lasciare l'incarico per essere trasferiti ad altro impiego pubblico. In realtà la questione riguarda 15 mila persone perché per 5 mila soggetti, nel biennio 2015-2016, è già previsto il pensionamento. Lo schema prevede che 8 mila lavoratori vengano assorbiti dai centri per l'impiego e che gli altri dipendenti vengano smistati tra polizia provinciale, uffici giudiziari e centri dell'Anas. Il problema che divide Palazzo Chigi e le Regioni (alle quali spetta il compito di indicare la ricollocazione dei lavoratori) sono, manco a dirlo, i soldi.



IL RIDIMENSIONAMENTO I governatori, che con il ridimensionamento delle province (alle quali restano poche funzioni come le scuole e la manutenzione stradale), si vedranno attribuire nuovi poteri e dunque nuove spese e battono cassa. Facendo tra l'altro notare che con i tagli di spesa le Province hanno visto ridursi di un miliardo i trasferimenti. E nei prossimi due anni la dieta salirà complessivamente a 3 miliardi di euro. In che modo pagare i dipendenti provinciali in uscita in questo quadro finanziario? La questione è di non facile soluzione.



L'8, il 9 e il 14 aprile Governo e Regioni terranno una serie di incontri per fare il punto sulla situazione ma il clima è molto teso. «Ho già detto in tempi non sospetti che la Delrio è una legge fallita e ora ci tocca gestire questo fallimento. A questo punto è importante che sul personale delle Province lo Stato faccia la sua parte» ha detto al Messaggero il coordinatore degli assessori alla Finanza della conferenza delle Regioni, Massimo Garavaglia. «I centri per l'impiego e la polizia locale - ha spiegato l'amministratore lombardo - lo Stato li ha voluti mettere sotto il suo potere e quindi ora ha il dovere di garantire queste 9-10 mila persone che dovrebbero andare a lavorare in quelle strutture».



I CALCOLI In ballo, secondo i calcoli dei governatori ci sarebbero circa 300 milioni di euro per riuscire a garantire lo stipendio di questi lavoratori. E le Regioni, con molta chiarezza respingono l'ipotesi che circola secondo la quale le coperture potrebbero spuntare fuori attingendo ai fondi Ue destinati alle Regioni stesse. «Bruxelles non approverebbe di certo e reagirebbe con durezza» liquida la voce Garavaglia aggiungendo che «sulla questione delle Province il governo ha fatto un errore visto che valgono appena l'1% della spesa pubblica».



Peraltro, due giorni fa lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, ha chiarito che la necessità di disponibilità economiche è emersa nel corso dei lavori degli osservatori regionali e territoriali che si sono riuniti per dare risposte sul capitolo del personale delle Province». E secondo il leader delle regioni, «è importante in questo momento che tra Governo e Regioni che non si attui il gioco del cerino, come accade certe volte, soprattutto quando si parla di legge di stabilità». Ultimo aggiornamento: 6 Aprile, 13:52

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani