Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Verstappen-Hamilton: il cda della Daimler deciderà se la protesta deve andare avanti

Il ceo della Daimler Ola Kallenius con Lewis Hamilton
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 13 Dicembre 2021, 12:16 - Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre, 14:58

Max, giustamente, festeggia. L’Imperatore, che vive in un’altra dimensione rispetto ai “poveri” umani, pensa al prossimo Campionato. L’amarezza estrema di un ribaltone beffardo ha impiegato meno di un pugno di minuti per smaltirla. Per prima cosa, a 37 anni e 7 Mondiali in bacheca, è andato ad ascoltare papà. Con grande attenzione, spalla sotto la mano dell’amato genitore, si è fatto tranquillizzare. Proprio come facevano sulle anonime piste quando era bambino oltre trent’anni fa. Visto che la visione del padre coincideva con la sua, Lewis si è fatto accompagnare dal babbo a fare i complimenti a Max, prima di abbracciarlo con sincerità. Da questo punto di vista, non c’è dubbio, il Campione è lui. A parti invertite, l’istantanea sarebbe stata diversa. Ma sarebbe stato ingiusto pretendere da un ragazzo di 23 anni una lectiones magistrales di sport che solo un sette volte campione del mondo può avere il carisma di tenere.

La cosa, però, non è finita qui. O almeno potrebbe. E non si tratta di non saper perdere, ma ognuno deve fare il suo lavoro. Lewis sa qual’è il suo mestiere e, con grande facilità, ha intuito che lui deve solo guidare. Toto Wolff gli ha spiegato da anni che se qualcuno calpesta i suoi diritti ci pensa la Mercedes e il suo squadrone di avvocati a tutelarli. Non è pensabile di fare polemiche in una fase tanto delicata ma, almeno a livello di sensazione, c’è il tarlo che la casa tedesca abbia una parte di ragione. In un gioco tanto importante le regole devono essere certe e, soprattutto, decisioni che possono mandare a monte un anni di lavoro, non possono essere prese da un uomo solo, nella più totale “anarchia”. Il regolamento di F1, si sa, è complesso assai. Per tenere a bada gli ingegneri più scaltri del pianeta le norme vanno implementate quotidianamente, anche con delle “interpretazioni”.

Così la Fia si è tutelata e ci sono articoli nel codice che rendono il direttore di cosa una specie di sceriffo: quello che decide lui è legge. Ma non siamo nel Far West tre secoli fa e le cosa non può più funzionare. Le Mercedes, dopo che i commissari ad Adu Dhabi hanno assolo se stessi vidimando di legalità un verdetto alquanto fumoso, ha presentato il diritto a fare ricorso (bisogna farlo subito, mentre l’evento in pista non è ufficialmente chiuso) ed ora ha qualche minuto meno di cento ore per decidere se andare avanti. Il rebus non lo risolverà da solo un infuriato Toto Wolff che sicuramente andrebbe avanti. Sarà coinvolto anche il gran capo della casa di Stoccarda, lo svedese Ola Källenius e, probabilmente, tutto il consiglio di amministrazione della Daimler interpellato almeno telefonicamente. È il caso di mettere anche il business a fianco dello sport, perché colossi del genere non si impegnano per anni investendo decine di miliardi di euro se non ci fosse un “ritorno”.

Che vale di più l’ottavo Mondiale di Lewis o che la Mercedes passi per una che non ci sta? Boh. E chi può dirlo. Un bell’enigma su quale stanno già lavorando intensamente legali smaliziati ed uomini di marketing. Certo, se ai tedeschi venisse dato torto dopo un ulteriore protesta, la figuraccia potrebbe non essere edificante. Per questo servono certezze legali prima di fare un’altra mossa. E, probabilmente, per studiare le carte ed ascoltare i pareri più illustri verranno prese tutte le cento ore. Tornando alla pista, non serve essere principi del foro per capire che un risultato del genere potesse essere meno influenzato. Max, sia chiaro, merita sicuramente il titolo. Per quello che ha fatto quest’anno e, soprattutto, per i flash di talento che ha sempre mandato nella sua ancor brave carriera. Il punto non è questo. È che l’arbitro, si sa, deve interferire il meno possibile sul gioco e sul risultato.

E ad Abu Dhabi c’erano almeno due banali modi per farlo, a pochi metri dal traguardo: uno mettere un “virtual safety car” (le soluzione che altera mano la situazione consolidata), o, se c’era tanto pericolo, interrompere la corsa con la bandiera rossa, facendo almeno ripartire tutti a pari condizioni e con l’ordine che i piloti avevano stabilito in pista. Invece, lasciare chi aveva l’arma nucleare in mano difendersi con la mazzafionda... Poi la riparazione che ha peggiorato le cose: far ripartire una corsa alterata per un solo giro, non rispettando alcuna delle regole della safety car. Tanto lo sceriffo, se vuole, può fare tutto. Passa per la mente che, il team teutonico sia talmente organizzato, per cui la scenetta di Hamilton era pianificata, l’interpretazione di un ruolo, poiché erano talmente alte le probabilità che finisse in caciara, che un eroe non va coinvolto. Peccato, se così è, perde un po’ di fascino il gesto quasi disumano fatto da Lewis in nome dello sport.

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