Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Max Mosley, il “viveur” dell'automobilismo, ci ha lasciati: una vita a tutto gas, fra business, donne e potere

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di Giorgio Ursicino
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Martedì 25 Maggio 2021, 10:24 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 09:35

Aveva da poco compiuto 81 anni, nella sua Londra è morto Max Mosley. Personaggio di spicco, sempre chiacchieratissimo. Ha segnato un’epoca nel mondo dell’automobile, soprattutto sportiva, vivendo sempre a 300 all’ora. È uno dei padri della Formula 1 moderna tanto che Bernie Ecclestone ha commentato il lutto: «Ho perso un fratello». La notorietà e le polemiche avevano preceduto la sua nascita. I suoi natali nella capitale britannica il 10 aprile 1940 quando stava per infiammarsi la “Battaglia d’Inghilterra” con i razzi tedeschi che mettevano a ferro e fuoco la città. Max Rufus aveva solo pochi mesi ma venne coinvolto da vicino nelle trame fra Berlino e Londra. Il padre di Max, Sir Osvald, era un potente uomo politico che fu eletto sia fra i Laburisti che fra i Conservatori prima di fondare l’Unione dei Fascisti Britannici. Osvald era amico di Winston Churchill che però lo fece arrestare insieme alla moglie Diana Mitford per le loro idee e le loro frequentazioni.

Si erano infatti sposati nella casa del gerarca nazista Joseph Goebbels e l’ospite d’onore delle nozze era niente meno che Adolf Hitler. Per gli anglosassoni un profilo basso visto il periodo... Per baby Max un’infanzia movimentata, spesso lontano dai genitori dai quali, man mano che cresceva, prese le distanze senza mai però rinnegarli. Intelligenza brillante, a 21 anni si laureò in Fisica prima di capire che era meglio maneggiare la legge con il suo stile di vita e nel 1964 diventò pure avvocato. In quelli stessi anni scoppiò la passione per il motorsport che si trasformò nella passione della sua vita. Ci sapeva fare con il volante e vinse alcune corse gareggiando anche in Formula 2 con una Brabham della scuderia di Frank Williams. Max correva sempre veloce ed a soli 29 anni appese il casco al chiodo (un’età nella quale di solito si esordiva) saltando la barricata.

Diventò un giovane e arrembante team manager fondando, insieme all’ingegner Robin Herd, il costruttore March. Robin progetta, Max si occupa di tutti gli aspetti legali e commerciali. Una macchina da guerra. Mosley ancora una volta alza l’asticella e, con Bernie Ecclestone, fiuta l’affare, fondando la Fota, l’embrione dell’organizzazione di F1 che oggi è controllata da Liberty Media. Secondo loro, la Fisa, la Federazione Internazionale dello Sport Automobilistico, non era in grado di sviluppare un business al passo con i tempi. Avevano visto giusto. Dopo anni di attriti e di polemiche, Ecclestone, il Richelieu della velocità, intuì che era il momento della pace e della collaborazione fra la parte sportiva e quella affaristica della F1. Lui era a capo della Fota, a guidare quella che ormai era diventata la Fia “chiamo” Mosley che per qualche anno si era allontanato dall’automobilismo dedicandosi alla politica.

Max era l’uomo giusto per unire i due mondi: abilissimo e conosciuto da tutti, il garante dei costruttori a capo della Federazione. Mosley fu eletto per quattro mandati e rimase al comando dal 1993 al 2009. Forse avrebbe fatto anche il quinto, ma altri due eventi pesanti ne minarono l’entusiasmo. Il 30 marzo del 2008 fu travolto da uno scandalo che, visti i precedenti di papà Osvald e mamma Diana, non passò proprio inosservato. Il quotidiano inglese New of the World pubblicò i fotogrammi di un lungo video in cui Max era uno dei protagonisti di scene sadomaso con prostitute vestite da militari. Si disse nazisti, ma, secondo il tribunale che dopo un’infuocata causa condannò l’editore del giornale Rupert Murdoch ad un risarcimento milionario per violazione della privacy, pare non fosse vero. Max partecipò attivamente alla sua difesa sfruttando l’esperienza con la legge e i giudici gli diedero ragione. Si era dimesso dalla Fia, ma con una votazione mondiale, venne reintegrato. Alla scadenza del mandato, però, non si ripresentò. Pochi mesi prima era scomparso Alexander, il figlio trentanovenne, trovato morto nel suo appartamento di Notting Hill per overdose di eroina.

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