Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Incentivi, cambiano le emissioni di CO2, il mondo dell'auto è nel caos

Domenica 16 Febbraio 2020 di Giorgio Ursicino
Ai tempi dell’antica Roma eravamo la patria del diritto. Oltre l’Impero, vantavamo una cascata di leggi e di codici, mentre gli altri regolavano la convivenza civile ancora a colpi di clava e fionda. Ora siamo talmente in confusione dal punto di vista legislativo che oggi nella Capitale abbiamo una manifestazione contro il governo indetta dal Movimento che più sorregge l’esecutivo. Bah, valli a capire. Luigi Di Maio certamente non si è pentito di aver fatto un passo indietro e di aver abbandonato una nave più imbizzarrita di quella di Schettino.

Evitando di fare un tale sforzo, non si può però non riflettere su un passaggio del lavoro parlamentare avvenuto qualche giorno fa. Alla commissione Trasporti della Camera sono stati discussi (fra uno sbadiglio e l’altro...) e approvati alcuni emendamenti al decreto Milleproroghe, uno dei quali modifica lo schema dell’ecobonus per le automobili. Nulla di epocale, per carità, è stato abbassato di 10 grammi al chilometro (da 70 a 60) la quantità di CO2 emessa per rientrare nella fascia che elargisce 1.500 euro per l’acquisto della vettura o, addirittura, 2.500 se si ha un vecchio veicolo da rottamare.

Fin qui niente di strano, ma la modifica fa sorgere un dubbio. Perché hanno cambiato un provvedimento approvato solo un anno fa? È cambiato qualcosa nel pianeta negli ultimi 12 mesi? Sarà il bonus di alcune migliaia di euro su pochi esemplari di auto vendute in Italia a salvare l’ecosistema e preservare lo scioglimento dei ghiacci nelle calotte artiche? Certo che no. Ma dà veramente fastidio l’atteggiamento con cui i promotori della geniale modifica hanno salutato l’approvazione del provvedimento: «Siamo soddisfatti per il via libera degli emendamenti a prima firma del nostro collega Giuseppe Chiazzese che vanno nella direzione di migliorare norme che hanno avuto successo nell’ultimo anno. Intervenendo sulle soglie per accedere ai bonus orientiamo il mercato, quindi sia i produttori che i consumatori, verso l’acquisto di autovetture con impatto minore sull’ambiente. Siamo fieri di continuare a lavorare e ottenere risultanti importanti per ridare fiato alle nostre città e favorire la riconversione ecologica del parco di veicoli circolanti nel nostro Paese».

Bravi. Forse Chiazzese era al mare quando è stato approvato l’ecobonus un anno fa per non accorgersi che un’auto che emette 60 g/km è più virtuosa dal punto di vista ambientale di una che ne emette 70. Altra confusione che disorienta il consumatore e rischia di ingessare l’importante mercato dell’auto con risvolti negativi sulla martoriata economia. La produzione nazionale di vetture è calata del 19% nel 2019 con un picco del 25% nel mese di dicembre. Inutile ricordare che con uno scenario del genere vanno a casa parecchi capofamiglia e si assottiglia ancora quello che fu il glorioso Pil tricolore. Ma questi signori ci pensano mai alla vita degli italiani?

Oppure il manifesto del partito è di fare sempre come la sindaca Raggi che, malconsigliata (non può sapere tutto), oggi blocca le Euro 6 diesel e domani fa circolare le Euro 3 a gasolio in giorni di limitazione del traffico per emergenza ambientale. Non cadiamo nel trabocchetto di entrare nel merito della cose, sicuramente c’è chi ci rimette e chi ci guadagna. Lungi da noi pensare anche che sia stato fatto per favorire o penalizzare qualcuno. Purtroppo è solo incompetenza e superficialità non rendersi conto che interventi improvvisati in un settore così complesso creano ingenti danni. Certo i grandi costruttori globali non perdono tempo a seguire le normativi italiane, magari lo facevano fino a pochi anni fa quando il nostro mercato era il quarto del mondo (dietro Usa, Giappone e Germania).

Le nazioni della terra sono quasi 200 e le vetture dovono andare bene per tutti. Il danno è enorme soltanto se si considera i risvolti sulle filiali italiane, sulle reti di distribuzione, sui concessionari. Una pianificazione del lavoro organizzata da tempo sulla quale non è possibile intervenire al volo. Siamo proprio sicuri che interventi tanto emergenziali non possono essere schedulati nel tempo come avviene con le normative europee? O forse non c’è proprio intenzione di evitare problemi gratuiti alla povera gente. La prima cosa che un buon politico dovrebbe fare. Ultimo aggiornamento: 19-02-2020 11:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA