Giorgio Ursicino
MilleRuote
di Giorgio Ursicino

Crolla il mercato in Europa. Volano solo le vetture elettriche, Germania locomotiva del mondo

Un vendita di auto
di Giorgio Ursicino
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Sabato 16 Ottobre 2021, 12:39 - Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 12:17

Un disastro. Del quale bisogna comprendere velocemente le ragioni che non possono essere legate solo alla pandemia. Il mercato dell’auto, infatti, è in caduta libera. In netta controtendenza rispetto all’economia che ha dato importanti segnali di ripresa. È uno dei settori più penalizzati in assoluto, peggio addirittura del turismo al quale si può più facilmente rinunciare. Anche la crisi dei semiconduttori, in autonomia, non basta a spiegare la brusca e prolungata frenata, anche perché veicoli industriali e commerciali, anche loro zeppi di chip, soffrono molto meno. Sembra ci sia un tarlo nel sistema, qualcosa di “endemico” generato dall’interno e non proveniente da cause esterne. Il voler affrontare troppo in fretta il problema ambientale, porre argine al riscaldamento climatico, sposare la causa dell’azzeramento della CO2, che Bruxelles ha messo fra le priorità assolute, pare abbia sensibilizzato oltre le aspettative i consumatori non più convinti di acquistare le vetture di vecchia generazione e disposti a rimandare la “sostituzione” con un bene poco virtuoso e che potrebbe perdere drammaticamente valore.

Un’offerta ancora embrionale e, soprattutto non supportata da infrastrutture adeguate. I dati di vendita continentale indicano questa tendenza. Sapete qual’è l’unico mercato europeo in crescita nel 2021? La Norvegia, un paese dove questa incertezza non c’è perché l’auto è quasi totalmente elettrificata. Veniamo ai numeri che si potevano già intuire guadando quelli italiani che a settembre hanno segnato un -32,7” rispetto allo scorso anno. Nei 30 paesi dell’UE, dell’Efta più UK le vendite hanno perso il 25,2% rispetto a settembre 2020 che porta il cumulato non distante da quello dello scorso anno (che dovette incassare 3 mesi di lockdown) e un calo del 25% rispetto al 2019. Dopo tre trimestri il totale è lontano dai 10 milioni di targhe, ne mancano all’appello oltre 2 rispetto al 2019. Il motivo del tracollo sta tutto nella picchiata delle alimentazioni benzina e diesel, la quasi totalità del “vecchio” mercato, e nella crescita vertiginosa in percentuale dei modelli con la “spina” che però non possono essere ancora in grado di prendere il posto dei motori a scoppio.

Un esempio fulminate è la Germania, fra i grandi mercati il più elettrificato, ha sverniciato anche la Cina. A settembre la quota delle ricaricabili (Bev+Phev) ha sfiorato un terzo del totale, le sole elettriche pure (17,1% di share) hanno scavalcato il gasolio precipitato ad un imbarazzante 15,9%. Le ricaricabili volano anche in Francia e Gran Bretagna (entrambe al 21,6%), mentre l’Italia (13,3%) e la Spagna (11,5%) sono più indietro. Il nostro paese, però, ha toccato l’8% di auto al 100% a batterie, quota che 24 mesi fa era appena allo 0,8%. Anche le associazioni di settore prendono atto che lo tsunami è ormai irreversibile. L’Unrae, una delle più importanti, mette fra le priorità delle richieste al governo per uscire dalla palude «Più risorse nella Legge di Bilancio per infrastrutture di ricarica e per una maggiore diffusione delle nuove tecnologie».

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