Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Caso Ghosn, atmosfera tesa fra Nissan e Renault: braccio di ferro per la successione

Giovedì 22 Novembre 2018
Quando viene arrestato il numero uno del più grande costruttore automobilistico del mondo, il terremoto non può che generare uno tsunami. Carlos Ghosn, il presidente dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, resta in stato di fermo in Giappone in attesa dell’evoluzione delle indagini partite da verifiche interne all’azienda di Yokohama. Le dichiarazioni degli esecutivi di Tokyo e Parigi restano pacate, ma nell’atmosfera c’è tensione poiché la posta in gioco è alta e l’incrocio azionario che unisce le tre società non garantisce una governance solida con l’improvvisa uscita di scena del top manager regista della complessa partnership e fino all’altro ieri ancora sul ponte di comando del gigante.

Non è un caso che la successione di Ghosn era da tutti considerata un passaggio complesso ed ora potrebbe diventare ancora più difficile con la repentina e traumatica uscita di scena del leader. L’Alleanza franco-giapponese è infatti il costruttore in cima alla classifica delle vendite mondiali con 5,54 milioni di veicoli nel primo semestre del 2018 e un target per il 2022 stabilito dallo stesso Ghosn di 14 milioni di unità l’anno. Un colosso leader incontrastato dell’elettrificazione e all’avanguardia nella guida autonoma, i due principali asset della svolta verso la mobilità sostenibile. Prendere il comando di una corazzata del genere è senza dubbio un’operazione strategica.

Dopo oltre l’8% perso in borsa lunedì, ieri la casa francese ha lasciato sul tappeto un altro 1,2%. Quando in Europa era ancora notte avevano incassato perdite pesanti nel lontano Oriente anche Nissan (-5,5%) e Mitsubishi Motors (-7,4%). Le agenzie di rating hanno acceso i riflettori sulle aziende coinvolte. Standard & Poor’s ha messo sotto “credit watch” Nissan riservandosi di decidere su un eventuale downgrade «dopo aver verificato l’effettivo impatto della vicenda sulle prospettive della società». Sempre per S&P, invece, nessuna conseguenza al momento su Renault «ma ogni potenziale cambiamento nella partnership ci porterebbe a valutare possibili implicazioni per l’azienda francese».

Secondo fonti giapponesi Ghosn rischia fino a 10 anni di carcere, avrebbe violato norme del “Financial Instruments and Exchange Act” non dichiarando parte dei compensi (circa 40 milioni di euro) percepiti con la complicità del collaboratore Greg Kelly (già licenziato) oltre a tenere nascosto al fisco l’utilizzo di beni aziendali come le residenze acquistate dal Gruppo a Parigi, Amsterdam, Rio de Janeiro e Beirut (Ghosn è francese, ma è nato in Brasile ed ha origini libanesi). Per la Nissan e il Giappone l’ex leader è ormai il passato, molto dure le parole del suo ex delfino e attuale ceo dell’azienda Hiroto Saikawa: «Troppo potere e troppo a lungo nelle mani di una sola persona, proporrò il suo licenziamento al cda».

Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda il governo guidato da Shinzo Abe. «Situazione spiacevole, monitoriamo con attenzione l’impatto sull’indotto auto», ha dichiarato il portavoce dell’esecutivo Yoshihide Suga. Il ministro dell’industria Hiroshige Seko ha auspicato una maggiore trasparenza per la dirigenza dell’azienda. Molta più cautela a Parigi dove il governo francese che controlla il 15% di Renault ha però deciso per una gestione transitoria. Il ministro dell’Economia Bruno le Maire ha spiegato: «Ghosn non è più nelle condizioni di guidare il gruppo, serve una direzione ad interim. Non chiederemo al cda l’uscita del manager perché non abbiamo prove sulla sua colpevolezza».

In una nota l’azienda, che in serata ha riunito il cda, ha anticipato che la continuità sarà garantita dal direttore generale aggiunto Thierry Bolloré, ma iniziano a circolare voci su un vero successore. Emergono i nomi di Didier Leroy, francese nel board di Toyota con importanti responsabilità globali (in passato in Renault) e Carlos Tavarez, già vice di Ghosn nell’Alleanza ed ora alla guida del gruppo Psa che ha rilanciato alla grande acquisendo anche la tedesca Opel. Ultimo aggiornamento: 03:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA