Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Auto elettriche, navicelle spaziali, treni ipersonici: Li Shufu, l'Elon Musk cinese

Sabato 22 Agosto 2020
L'imprenditore geniale e visinario Li Shufu con il presidente cinese Xi Jinping
Elon Musk continua a battere tutti i record. Ora sembra preoccuparsi di lui anche paperone Jeff Bezos perché il giovane inventore (deve festeggiare ancora i 50 anni) di origini sudafricane corre spedito ad insidiare la sua dorata poltrona di «uomo più ricco della terra» (patrimonio quasi 200 miliardi). Menti geniali che vanno controcorrente e non sono arretrate neanche di fronte all’incubo del coronavirus. Durante il periodo della pandemia l’economia mondiale si è contratta, mentre le loro saccocce si riempivano di soldi. Una gara simbolica che presto potrebbe vedere protagonista anche l’imprenditore cinese Li Shufu.

Con oltre un milione di dipendenti, Amazon sgomita per essere l’azienda più capitalizzata del mondo. Viaggia spedita intorno ai 1.600 miliardi (quasi il valore del Pil italiano) e incrocia gli indici finanziari con gli altri giganti tecnologici americani come Apple, Microsoft e Google che dominano lo scenario globale. Da inizio anno la regina dell’e- commerce ha guadagnato al Nasdaq della Grande Mela oltre il 70% ed ora il titolo ha scavalcato i 3.000 dollari. Paga i soldi in prestito meno dell’Italia: qualche mese fa ha collocato bond da 3 a 10 anni ad un tasso oscillante fra lo 0,4% e lo 0,8% a seconda della durata (offerta 10 miliardi, domanda oltre i 30). Ma, di fronte all’impallinato della tecnologia del futuro, Bezos è uno che «si muove con cautela».

In pochi anni l’“inventore” è diventato il simbolo della mobilità che, con una manovra acrobatica, ha virato bruscamente verso la sostenibilità (l’auto elettrica). Elon è l’apripista di tutti i costruttori automotive del mondo che operano nel settore da oltre un secolo. La comunità finanziaria planetaria riconosce così tanto coraggio e intuizione a Musk che ha spinto la sua l’azienda in vetta fra quelle di auto. Nell’ultimo periodo ha dato così tanta fiducia al brand di Palo Alto che il suo valore si è moltiplicato quasi per dieci: a maggio dello scorso anno l’azione Tesla valeva 180 dollari, ora ne costa oltre 1.500.

Recentemente, ha messo la freccia e superato colossi da oltre 10 milioni di veicoli l’anno, prima il gruppo Volkswagen e poi quello Toyota che dominava questa graduatoria da decenni e sembrava insuperabile da chi usava “armi convenzionali”. In questi giorni la “piccola” società della Silicon Valley vale quasi 300 miliardi (metà di tutta Piazza Affari) e anche i più accaniti sostenitori del mercato sovrano non possono evitare di parlare di “bolla speculativa”. Musk si è abituato a svegliarsi la mattina diversi miliardi più ricco della sera precedente e, secondo Bloomberg, è entrato alla velocità supersonica in cui è abituato a vivere nella top ten dei ricconi mondiali con un patrimonio di oltre 70 miliardi.

Ora è settimo e si è messo alla spalle calibri pesanti come il cofondatore di Google Sergey Brin, e l’“oracolo di Obama” e “amico” di John Elkann, Warren Buffett (pochi giorni fa si è alleggerito di qualche miliardo donandolo ad alcune organizzazioni filantropiche). Se continuerà a crescere con un ritmo simile, entro la fine dell’anno avrà superato Bill Gates e Mark Zuckerberg (il primo italiano in classifica è Giovanni Ferrero al 34° posto con quasi 30 miliardi). Bene, Elon Musk ha fatto un’impresa del genere, non perché è serio e intelligente (certo non basta), ma perché è un “visionario” e riesce ad intuire da che parte tira il vento molto prima degli altri.

Una dote comune a quelli che appartengono al suo stesso club. Scontato che Musk è geniale. Ma è anche un leader che sa bene quanto può valere l’innovazione ed il talento di ragazzi, certo meno “scaltri” di lui, che ha voluto a lavorare con sé. L’auto elettrica “moderna” è l’invenzione del secolo, una news destinata a rivoluzionare il mondo. Musk, però, eccelle in molti altri settori ancora più innovativi che saranno rilevanti in futuro e nei quali Elon è fermamente convinto di arrivare primo. Per lui l’auto “zero emission” è una scelta obbligata che faranno tutti (vuole essere solo più avanti degli altri...).

In altri campi è più in solitudine. Vuole la leadership delle batterie (ci sono pochi competitors), quella del trasporto spaziale con la sua SpaceX (il razzo Falcon 9, alto 70 metri con 4 di diametro, che già funziona splendidamente spinto dal motore Merlin) e quella, promettentissima, dei treni ad alta velocità del domani, gli Hyperloop, mezzi in grado di superare i mille km/h senza volare. Tecnologia che Musk maneggia da tempo: se non è questo vivere nel futuro. Nel Celeste Impero sembra ci sia un clone o, almeno, qualcuno che lo “scimmiotta”.

In realtà Li Shifu ha fatto una vita parallela confidando nel credo che casualmente condivide con Musk quando Elon andava ancora a scuola. Nel 1986, prima che l’“inventore” lasciasse il Sudafrica per inseguire i suoi sogni in Nord America, il giovane orientale (all’epoca aveva 23 anni) fondò la Zhejiang Geely Holding Group (conosciuta anche come Geely che è pure la casa automobilistica) poi diventata la holding con cui l’imprenditore ora controlla una realtà globale dove non tramonta mai il sole. Sembrerà strano ma, ignorando l’esistenza uno dell’altro, Elon e Li avevano gli stessi sogni, uguali ambizioni e idee molto simili su dove sarebbe andato il mondo all’inizio del terzo millennio.

Auto, razzi, treni, i temi su cui arrovellarsi erano gli stessi come era uguale l’amore dell’ambiente e la consapevolezza che l’ecologia sarebbe diventata un business. Adesso si occupano degli stessi argomenti di cui sono entrambi massimi protagonisti mondiali. Oggi Li Shufu è in nona posizione fra gli uomini più ricchi della Cina e, con un patrimonio di 17 miliardi, rientra anche nella top fifty mondiale. Li Shufu è impegnato nell’automotive (la Geely che la ZGH controlla al 46% è il più grande costruttore di auto “privato” di Pechino), nelle batterie (come Tesla lavora insieme agli specialisti cinesi di Catl per lo sviluppo di celle innovative), nei veicoli volanti (con l’azienda basata nel Massachusetts fondata da alcuni ingegneri del Mit) e nei treni supersonici.

La ZGH, due anni fa al salone aerospaziale di Zhuhai, ha siglato un accordo con China Aerospace Science and Industry Corp il cui obiettivo primario è sviluppare un treno a levitazione magnetica in grado di viaggiare a velocità ipersonica. Li Shufu, come ha sempre fatto nella vita, vuole contrastare la tecnologia straniera visto che alcune aziende locali si stanno già accordando con la californiana Hyperloop Transportation Technologies per l’alta velocità del futuro. «C’è vero progresso solo quando controlli la tecnologia» è la sintesi della filosofia del Musk Orientale che la applica anche nell’auto dal 1997 quando realizzò la prima vettura con un prodotto tutto made in China e in concorrenza con le aziende di Stato socie paritetiche di joint venture con costruttori Occidentali che fornivano il loro know how.

Una soluzione valida all’esordio dell’industria dell’auto cinese. A meno che non ti chiami Li Shufu e non t’accontenti di fare il gregario. Ma il cinese, oltre che un innovatore, è un grande imprenditore, dalla visione e dal coraggio eccezionali. Che non si è limitato a fare affari in patria, ma si è buttato anche all’estero dove le cose sono «uguali per tutti». Nel 2010, in un momento difficile, ha acquisito dalla centenaria Ford il 100% della svedese Volvo nella quale ha poi investito 11 miliardi rinnovando completamente la gamma e raddoppiando la produzione con fabbriche in Cina ed in Usa.

Lo shopping globale non è finito. A seguire, ha comprato il 49,9% della malese Proton, il 51% della prestigiosa inglese Lotus, l’8,2% di Volvo Trucks, la metà della Smart il cui futuro modello tutto elettrico verrà prodotto solo in Cina. L’accordo con la Daimler è arrivato dopo che Li Shufu aveva annunciato il rastrellamento in borsa del 9,7% della più antica casa del mondo diventandone il primo azionista. Oltre che sul futuro della grande azienda tedesca, Li Shufu sta lavorando sulla possibile fusione Geely-Volvo, ha teso una mano alla cinese Nio che produce auto elettriche ed è molto interessato alla Aston Martin.

Il dinamismo non si ferma qui. Ha creato la Link & Co., per realizzare vetture elettriche da vendere su internet sfruttando la tecnologia Volvo, ed ha dato il via libera all’azienda di Goteborg per far nascere la Polestar, un marchio del gruppo scandinavo di vetture ecologiche ed esclusive che saranno prodotte solo in Cina. Nel tempo libero, l’imprenditore cura anche la società dei taxi di Londra che controlla al 100%, la stessa quota di pacchetto azionario che ha di Cao Cao, la start up ormai affermata che si occupa di noleggio. Ultimo aggiornamento: 30-08-2020 12:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA