Romani come noi/ «Io, maratoneta vegano ho scelto regole green»

Lavorare di notte e dormire di giorno, ripensando abitudini, passatempi, perfino amicizie. Poi, dopo quindici anni, la voglia di tornare alla normalità. La scoperta bio e la scelta di diventare vegano. Per amore dell'ambiente, del pianeta, oltre che di sé. Paolo Vespa, dopo aver conosciuto a fondo la vita notturna di Roma tra i sapori intensi di una paninoteca, è passato alla cucina bio e salutista di un salad juice bar, rigorosamente di giorno.

Come ha iniziato l'attività in paninoteca?
«Mi ero iscritto all'università, alla facoltà di Economia e Commercio, non mi appassionava ma sembrava lo sbocco naturale dopo ragioneria, poi un compagno di corso, che ha lasciato gli studi prima di me, ha aperto una paninoteca a Monteverde e mi ha chiesto una mano, un paio di sere a settimana nel weekend. La cucina mi è sempre piaciuta, il resto lo ha fatto il locale. L'attività è andata subito bene, così l'impegno è diventato a tempo pieno. Avevo uno stipendio buono e lavoravo con amici: era perfetto».

E lavorava di notte.
«Ci siamo divisi i turni, a me è capitata la notte. Mi piaceva, perché il giorno segue una sorta di routine, mentre ogni notte è diversa, conosci tanta gente e scopri una Roma molto più bella, con un'altra vitalità. E poi, è più facile spostarsi. Il locale era diventato una sorta di riferimento per molti».

Non si sono mai verificati episodi difficili?
«Sì, purtroppo. Una volta una ragazza è entrata di corsa, cercando un posto dove nascondersi per sfuggire al fidanzato violento. Si è riparata nel magazzino, le abbiamo offerto da mangiare e da bere e ci ha raccontato la sua storia. Poi è passata a trovarci giorni dopo, con alcuni amici. Era finito tutto bene».

E dopo Monteverde?
«È stato aperto un secondo locale a San Giovanni, sono stato lì per cinque anni, ma avevo voglia di cambiare».

Cosa non le piaceva più del lavoro notturno?
«Gli orari alla lunga sono massacranti. I tuoi amici hanno ritmi diversi dai tuoi, finisci per non vederli e fartene di nuovi. Ero al limite. Quando ho saputo che c'era un posto in questo juice bar a Prati, sono andato subito. Così ora lavoro con insalate, zuppe, panini gourmet. Tutta un'altra atmosfera».

Come è cambiata la sua vita?
«Il primo aspetto è sicuramente la qualità del riposo: dormire negli orari tradizionali è molto meglio. Erano quindici anni che non mi concedevo tempo per riposarmi. Qui non c'è lo stress di risse e problemi che la notte si verificano spesso. Il lavoro è creativo, si possono fare e imparare molte cose, c'è spazio per fare proposte, così ho riscoperto la passione per la cucina».

Dall'hamburger alle insalate bio, lei cosa preferisce mangiare?
«Sono diventato vegano cinque anni fa, quando ancora lavoravo in paninoteca, non è stata una reazione all'ambiente e nonostante la mia scelta, ho continuato a cucinare carne, ero abituato. Avevo sentito molti parlare di alimentazione vegana e avevo visto il cambiamento nelle prestazioni atletiche di amici che avevano mutato modo di mangiare, mi sono incuriosito e ho provato. Il risultato è che mi sento bene, non soffrono animali e ho notato da subito miglioramenti nelle performance sportive».

Nel suo passato c'è lo sport agonistico.
«Ho giocato a lungo a calcio e nel calcio a 5 sono arrivato fino a quando il team è entrato in serie A, poi ho lasciato, non mi divertiva più. Amo la corsa, con alcuni amici faccio la mezza maratona, anche in Europa».

Soddisfatto del cambiamento?
«Sì, in questo lavoro c'è ciò che volevo. Impegno testa ed energie, sono lieto del rapporto con i clienti, mi diverto a scambiare opinioni con i turisti. Sono pienamente soddisfatto».

 

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