Carabiniere difende un tedesco dagli ultrà laziali: «Ho fatto il mio dovere»

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Non ha avuto paura, ha cercato da solo di intervenire per fermare l’orda di ultrà laziali incappucciati e armati di spranghe e bastoni che nella notte tra giovedì e venerdì, dopo Lazio-Eintracht, hanno scatenato la “caccia al tedesco” per le vie di Trastevere. Ha estratto la pistola, ha mantenuto il sangue freddo, indietreggiando di fronte alla cinquantina di ragazzi che gli lanciavano di tutto e lo insultavano. 
 
Una bottiglia lo ha colpito alla testa, procurandogli un trauma cranico giudicato guaribile in 7 giorni. Ora al militare di pattuglia della stazione di Trastevere, in servizio quella notte, mentre il grosso dei blindati delle forze dell’ordine era schierato al di là del Tevere, tra Campo de’ Fiori e la stazione Termini, arriva la solidarietà espressa, non solo dal popolo del web, ma anche del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta e del vicepremier Matteo Salvini. «L’ho appena sentito per telefono - ha detto Trenta, di ritorno a Roma dall’Afghanistan - gli ho espresso la mia vicinanza e quella di tutto il governo, a lui e all’Arma dei Carabinieri. L’ho ringraziato per la lucidità mostrata durante l’intervento e l’ho invitato al Ministero della Difesa per dirgli personalmente grazie, a nome del Paese. Quanto ai balordi che lo hanno aggredito, pagheranno. Vi assicuro che pagheranno!». Postando il video dell’aggressione divenuto virale, Salvini ha twittato: «Massima solidarietà a questo carabiniere e a tutte le Forze dell’Ordine. Questi non sono tifosi ma sono delinquenti».
  Intanto, si indaga per risalire al gruppo di incappucciati, con tutta probabilità tifosi laziali, autori della serie di raid avvenuti tra le 23.30 di giovedì e la mezzanotte e mezza di venerdì in piazza San Calisto, via di San Cosimato e in via San Francesco a Ripa. I carabinieri stanno vagliando tutte le immagini di videosorveglianza della zona, ma non sarà semplice risalire agli autori. Il loro, infatti, è stato un blitz ben studiato. Chi ha agito, probabilmente, neanche era andato allo stadio, semideserto nel settore casalingo della Curva Nord, circostanza che ha provocato non pochi malumori tra i fedelissimi. L’unico obiettivo era ripagare l’affronto subito nel match di andata quando, a Francoforte, viceversa, era andata in scena la caccia ai laziali seduti in pub e ristoranti con le famiglie.

L’orda ha, dunque, deciso di agire a Trastevere, rione apprezzato dagli stranieri. I “pali” hanno verificato dove fosse il grosso delle forze dell’ordine, e partendo da Ponte Garibaldi, con i caschi e i cappucci calati sui volti e coperti da sciarpe scure hanno fatto avanti e indietro colpendo “a vista” gli stranieri. «All’improvviso - racconta Simone, gestore del locale MamaSì di via San Francesco a Ripa - sono corse verso di noi due americane terrorizzate, sentivamo avvicinati una folla che batteva contro le serrande coi bastoni di ferro, abbiamo abbassato le saracinesche e ci siamo chiusi dentro. È stato terribile, fuori intanto avevano già picchiato uno studente americano della John Cabot University che stava festeggiando il suo ultimo giorno a Roma, invece è finito all’ospedale. Sono un tifoso anche io. Ma d’ora in poi chiuderò sempre il locale dopo le partite, perché non siamo tutelati».

Altri testimoni raccontano di avere visto «almeno altri sei, sette ragazzi correre via sanguinanti», qualcuno afferma che tra gli incappucciati vi fossero ragazzi giovanissimi «anche di 15, 16 anni». L’Arma, formulando al militare i migliori auguri di pronta guarigione, fa sapere che il carabiniere «sa di aver fatto solo il suo dovere. Ha estratto la pistola per tenere a distanza gli aggressori, ma ha fatto in modo di non sparare mantenendo fino all’ultimo, in condizioni molto difficili, il sangue freddo e la professionalità dovuti». A lui è arrivato l'elogio delcomandante generale dell'Arma Giovanni Nistri in visita a Baghdad ai militari che addestrano le forze di polizia locali, anche al rispetto umano: «Un carabiniere agredito a sua volta, per essere intervenuto in difesa  di persone sottoposte a un pestaggio, ha evitato di sparare pensando non solo all'incolumità delle vittime, ma pure a quella dei suoi aggressori».
Il match tra Lazio e Eintracht era stato subito definito dall’Osservatorio Nazionale sugli eventi sportivi «ad alto rischio» per la rivalità tra le due tifoserie per via dei simpatie politiche opposte e del gemellaggio tra tedeschi e bergamaschi dell’Atalanta che erano andati fino a Francoforte per spalleggiare gli stranieri all’andata.

I biglietti venduti inizialmente erano cinquemila, ma poi la polizia italiana, sebbene con scarso aiuto informativo dei colleghi d’Oltralpe, ha scoperto che in diecimila avevano prenotato il volo per raggiungere Roma. Si è corso il rischio, dunque, che cinquemila tifosi dell’Eintracht entrassero allo stadio per vedere la partita ma che altrettanti avrebbero invaso i locali e il Centro di Roma, esposti a provocazioni e rappresaglie. Così successivamente ne sono stati venduti altri. Il Questore, difendendo l’operato dei propri uomini durante la giornata di giovedì, aveva sottolineato la «complessità» dell’organizzazione dell’ordine pubblico quando si ha a che fare con logiche ultras che esulano da qualunque altro tipo di manifestazione.

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