Genova, Di Maio: «Decreto ponte al Quirinale entro oggi, a brevissimo il nome del Commissario»

Ufficialmente è ancora silenzio sul decreto Genova, ma dietro le quinte è sempre caos, a dispetto del nome di 'Decreto Urgenzè. Il provvedimento, che a ormai quasi 2 settimane dall'approvazione in cdm avrebbe dovuto già essere al Quirinale per il vaglio del presidente della Repubblica, al momento resta in stallo. Senza bollinatura da parte della Ragioneria che ieri ne ha evidenziato incompletezza e carenza di coperture. E intanto, sulle strade di Genova, gli sfollati dalle case coinvolte dal crollo del ponte Morandi sono pronti a cavalcare la protesta, fino a raggiungere i palazzi e addirittura la casa di Beppe Grillo. 

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«Entro oggi deve andare al Quirinale» diceva non più tardi di questa mattina il vicepremier Luigi Di Maio dai microfoni di Radio Capital, assicurando che il provvedimento è ormai pronto. Ma sui tempi del decreto, all'interno dello stesso governo, sembra regnare ancora una buona dose di incertezza e confusione: «è pronto, oggi o al massimo venerdì sarà firmato al Colle» ha detto infatti il ministro dei Trasporti e Infrastrutture Danilo Toninelli. «Credo che se non in queste ore, ma già stasera, il decreto arriverà al Colle», ha affermato ancora Armando Siri (Lega), sottosegretario alle Infrastrutture. A frenare l'iter del testo - si fa notare da più parti - potrebbero essere anche le parti aggiuntive che, sotto il cappello 'Urgenzè, il Governo ha allegato, come le misure per la cig e quelle per Ischia. 
 
Nell'impasse che ha caratterizzato anche la giornata di oggi, è intervenuta anche la seconda più alta carica dello Stato, la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, che ha espresso la propria «preoccupazione e un auspicio perché, nel rigoroso rispetto dell'accertamento delle responsabilità, la risposta del mondo politico e istituzionale indichi la via più rapida per la costruzione del nuovo ponte e delle infrastrutture che collegano Genova all'Europa». Ma è certo, come ha ricordato oggi Toninelli, che la ricostruzione non potrà partire fino a quando non sarà sollevato il sequestro dell'area. «I tempi della demolizione non dipendono dalla procura - gli ha fatto eco il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi - ci sono i periti nominati dal gip che dovranno fare i loro accertamenti e non è detto che non si possa poi procedere alla demolizione anche prima della scadenza dei 60 giorni. E comunque se anche le decisioni in merito alla revoca della concessione spetteranno al futuro commissario, Di Maio assicura che Autostrade nella ricostruzione non avrà possibilità di mettere neanche una pietra. Di fronte all'impasse governativo e allo slittamento dei tempi per il dissequestro dei monconi del ponte Morandi, si scaldano gli animi degli sfollati, pronti a passare all'attacco. «Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni, del porto è ferocemente arrabbiato«, ha detto il presidente del Comitato degli sfollati, Franco Ravera sottolineando che »per questo siamo pronti ad andare a protestare sotto qualche palazzo ma anche a Sant'Ilario, sotto casa di Beppe Grillo«. Mentre le conseguenze del disastro si rivelano ogni giorno più ingenti (il Comune di Genova ha quantificato che sono oltre 1.400 le imprese danneggiate, in modo diretto e indiretto, dal crollo del ponte), le autorità liguri portano all'attenzione anche il tema del Terzo valico: il ministro Toninelli sblocchi i fondi, per 1,1 miliardi di euro, ha chiesto oggi il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. »Se non accadesse, sarebbe devastante sia per il sistema ligure sia per le aspettative dell'opinione pubblica».

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