Reddito di cittadinanza, scontro nel governo: «Non va rifinanziato». Draghi: lo correggeremo

Reddito di cittadinanza, scontro Lega-M5S. Giorgetti: «Copertura inaccettabile»

«L’intervento sul 2021 forse era inevitabile, perché attiene alle necessità dell’esercizio in corso. Ma la cosa importante è che ogni eventuale stanziamento di risorse aggiuntive al Reddito di cittadinanza sul 2022 avvenga solo a fronte di profonde riforme relative al suo funzionamento. Le risorse devono andare a ridurre le tasse, non ai sussidi». Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera e deputato di Iv, lo dice chiaramente e di fatto spiega le scintille che ci sono state ieri pomeriggio in Consiglio dei ministri.

 

 

Reddito di cittadinanza, la lite: lo schieramento


Alla fine nessuno ha potuto eccepire sui 200 milioni in più che servono per arrivare a fine anno, ma uno schieramento compatto di ministri, Brunetta (FI), Giorgetti (Lega) e Bonetti (Iv), hanno di fatto avvisato il resto del governo che, in vista della legge di Bilancio, è da escludere un automatico rifinanziamento della misura. «Rifinanziamo con i soldi dei lavoratori una misura che di lavoro non ne crea, una beffa», ha esordito Giorgetti ricordando che i 200 milioni sono stati raccolti «levando risorse al reddito di emergenza (90 milioni), all’accesso anticipato al pensionamento per lavori faticosi e pesanti (30 milioni), all’accesso al pensionamento dei lavoratori precoci (40 milioni) e ai congedi parentali (30 milioni)». Sulla stessa linea i ministri Bonetti e Brunetta i quali hanno chiesto ad Orlando lumi sulle conseguenze che ha il Rdc sul mercato del lavoro.

 

 

Immediata la replica dei ministri Orlando (Pd) e Patuanelli (M5S). Mentre quest’ultimo ha difeso l’impianto della riforma sottolineando che durante la pandemia il reddito ha salvato dalla povertà centinaia di famiglie, è toccato ad Orlando ricordare il mancato funzionamento delle politiche attive che avrebbero dovuto permettere di collegare disoccupazione a nuove offerte di lavoro. Resta il fatto che dopo anni dall’entrata in vigore di un meccanismo molto generoso e che ha azzerato le misure che già esistevano, sono naufragati anche i “navigator”. E’ probabile che il tema venga affrontato lunedì nella cabina di regia che dovrebbe precedere di un giorno il consiglio dei ministri. Gli schieramenti sono già chiari: il M5S che difende a spada tratta il Rdc spalleggiato in parte dal Pd, che a suo tempo contestò la riforma votata però dalla Lega. Sul fronte opposto FI, Iv e la stessa Lega. Ieri pomeriggio Mario Draghi ha gettato acqua sul fuoco spingendo sulla necessità di avviare una profonda riforma delle politiche attive sul lavoro anche alla luce del Pnrr e della trasformazione ecologica e digitale che solleciterà nuove figure professionali.

 

 

Resta il fatto che la polemica si arroventa in vista della legge di Bilancio e i toni potrebbero crescere dopo i ballottaggi di fine settimana. «Non daremo l’ok al rifinanziamento del reddito di cittadinanza, s’è rivelato un sostegno al lavoro nero», incalza Matteo Salvini che chiede anche di non tornare alla Fornero dato che Quota 100 finisce con l’anno. «Sono d’accordo col presidente del Consiglio Draghi che il reddito di cittadinanza va modificato non cancellato», sostiene il segretario del Pd Enrico Letta che tenta una linea mediana rispetto all’intransigenza del M5S. «Giù le mani dal Rdc», ribatte Giuseppe Conte il quale sostiene che «il M5S è al lavoro per migliorarlo sul lato delle politiche attive e di inserimento nel mercato del lavoro». Se per Maurizio Lupi (Noi con l’Italia) si tratta di gettare risorse «nel pozzo senza fondo dell’assistenzialismo», il presidente di Confindustria Carlo Bonomi punta il dito sulle politiche attive: «Noi eravamo assolutamente contrari alle politiche attive all’interno del reddito di cittadinanza, che si sono dimostrate un grande fallimento».

 

 

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