La grandezza del tempio di Claudio

Roma, c'era una volta. E una volta, c'era il tempio di Claudio sul Celio, tra i più vasti nell'Urbe: 200 metri per 180; circa le dimensioni di San Pietro. La platea spaziava dalla basilica dei Santi Giovanni e Paolo, fino davanti al Colosseo. Ne restano le sostruzioni: i possenti archi che lo sostenevano. Sul Clivo di Scauro, dove sono gli studi di Mediaset; a via Claudia; davanti all'anfiteatro; e all'angolo della piazza intitolata ai due santi della basilica. Anzi, dal convento annesso, si può perfino scendere nei sotterranei: lo hanno fatto, ad esempio, alcuni studiosi, come Antonio Nibby nell'Ottocento e Rodolfo Lanciani nel Novecento; hanno impressionato Charles Dickens. Poi, dal 2004 al 2006, su incarico della soprintendenza, li ha esplorati Roma sotterranea, compiendovi interessanti scoperte.

L'EDIFICIO
Il tempio lo vuole, nel 54, Agrippina minore: la vedova (e nipote) dell'imperatore. E' danneggiato dall'incendio del 64, sotto Nerone, che riadatta il luogo ad immenso ninfeo per la sua Domus Aurea. Vespasiano ne riedifica la terrazza. Nel IV secolo, il tempio era intatto, o almeno era citato; allora, il Celio possedeva 127 domus e 597 insulae: edifici d'abitazione a più piani. Anche la Forma Urbis, realizzata tra il 203 e il 2011, lo riporta. Alla fine del IV secolo, il senatore Pammachio v'innalza un'aula per il culto dei cristiani, su una propria domus; «e un monastero, da cui, nei secoli, sono usciti dieci papi ed alcuni santi», racconta Marco Gradozzi, archeologo che ha studiato il sito e partecipato al rilievo degli immensi sotterranei.

LA DISTRUZIONE
Quanto era rimasto, è distrutto nel tempo: tutto usato come cava di materiali per edificare. Nel 1466, molti blocchi di travertino servono a Pietro Barbo, il futuro Paolo II, per costruire Palazzo Venezia. Uno dei grandi capitelli trovati nel 1565, è utilizzato nella navata centrale di Santa Maria degli Angeli. Probabilmente, proviene da qui pure quello immenso che, nel Porto franco di Ginevra, Giacomo Medici usava come base del tavolone di cristallo dove trattava la vendita dei pezzi archeologici scavati di frodo: per questo è stato condannato; ma si è dimostrato che l'oggetto era stato rubato nel 1984 da Villa Celimontana, confinante con l'ex tempio di Claudio. L'incisore Etienne Duperac assiste, nel 1574, alla «scoperta di frammenti di statue assai grandi». Fioravante Martinelli, prete, erudito e scrittore, testimonia, nel 1641, ulteriori prelevamenti marmorei, «portati altrove per le fabbriche moderne». In origine, blocchi di travertino rifiniti a bugnato rustico rivestivano le sostruzioni. Vi si accede da un arco medievale, nel monastero dei Passionisti: all'angolo della piazza dove è la basilica. Lanciani nel 1874, 11 metri sottoterra, trova «un'intera famiglia acquartierata in un corridoio, largo appena un paio di metri»: uno «giaceva morto su un mucchio di paglia, gli altri pregavano e singhiozzavano». E Nibby parla di una «grandiosa latomia antica».

L'INCISIONE
Del Claudianum, i costruttori di Roma hanno sempre fatto buon uso: due cavatori al lavoro si vedono anche in un'incisione che ne fa Giovanni Battista Piranesi; la stessa chiesa basilica è stata sicuramente innalzata anche con quanto trovato qua sotto. Dice Gradozzi: «Si scende da una scala in ferro. A sette metri di profondità, una strada dei tempi di Vespasiano. E quattro metri più in basso, un sito immenso, con tante diramazioni e corridoi; largo quanto lo era il tempio, quasi 200 metri, lungo circa 50». Vi sono stati repertati 15 pozzi di età romana, idraulici e di cava. Quelle di tufo erano, allora, assai apprezzate e sfruttate. E al posto del materiale prelevato, «c'è ora un laghetto, abbastanza esteso e quanto mai suggestivo». In alcuni dei corridoi, tanto terreno di riporto. La cava è forse del V secolo, e il terreno può provenire dal Colosseo e dai Fori; i pozzi hanno un diametro fino a 90 centimetri: chissà se alimentati da sorgenti, o da una diramazione delle condutture romane. E' un incredibile tuffo nel passato più remoto.

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