Ancona, l'inchiesta punta ai manager

Il rebus dei biglietti venduti: ancora da chiarire con esattezza il numero di ticket staccati. L'escamotage del dj-set trovato per bypassare la denuncia di pubblica sicurezza richiesta per i concerti e omettere così parte dei controlli necessari. E poi lo scarso sistema di vigilanza garantito nella discoteca con appena 11 - forse 12 - bodyguard in servizio, incapaci di gestire centinaia di giovani. Sono questi i motivi principali secondo gli inquirenti che dovrebbero portare all'iscrizione nel registro degli indagati dei gestori del locale Lanterna azzurra di Corinaldo, dove venerdì sera sono morti cinque minorenni e una donna. L'accusa dovrebbe essere di omicidio colposo plurimo. Mentre si cerca di far luce sulla dinamica e dopo il fermo di un giovane (di 17 anni) che secondo alcuni testimoni avrebbe spruzzato dello spray urticante tra il pubblico, il faro degli inquirenti si accende anche su chi da tempo dirige la discoteca.

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LA SICUREZZA
È proprio l'aspetto sulla sicurezza offerta dal locale, a fronte dei giovani fatti entrare la sera di venerdì scorso per lo show del rapper Sfera Ebbasta, l'aspetto su cui si concentra una parte considerevole delle indagini e che coinvolge direttamente i titolari della Magic srl, ovvero la società nata nel 2013 che gestisce la discoteca. Questa mattina il procuratore capo Garulli e il sostituto Gubinelli iscriveranno nel registro degli indagati anche i tre gestori: Francesco Bertazzi (amministratore unico) e i suoi due soci, Quinto Cecchini e Carlantonio Capone. Secondo il sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, la Lanterna azzurra non aveva problemi. Il locale «era a norma» e l'autorizzazione era stata concessa «dopo una serie d'interventi per migliorare l'impiantistica della sicurezza». Ciononostante, solo le indagini potranno precisare quest'aspetto. Che si lega, inesorabilmente al numero effettivo dei biglietti venduti e poi staccati e al servizio di controllo messo in piedi e garantito dai gestori. Ieri il comandante provinciale dei carabinieri, Cristian Carrozza, ha fatto un po' di chiarezza sul numero dei ticket: «Ne sono stati venduti 680, (e non più di mille come sostenuto inizialmente), quelli staccati sono stati quasi 500, mentre la capienza della sala è di 459 persone». Cifre diverse rispetto a quelle veicolate all'indomani della tragedia ma che tuttavia non combaciano con le testimonianze fornite da chi è riuscito a uscire indenne dal locale. Tra queste, c'è anche quella di una madre di una giovane che il biglietto non l'ha mai acquistato, entrando nel locale attraverso la semplice prenotazione di un tavolo. Lo stesso dj Marcos, Marco Cecchini, figlio di uno dei gestori, inoltre, ricorda che la sera di venerdì nella discoteca «c'erano forse 800-900 persone, ma che tutte le tre sale erano aperte».
 

IL NODO
Il nodo da sciogliere, resta dunque quello della sicurezza (dovranno essere condotte verifiche approfondite sulle vie di fuga) legato al numero di ospiti e al sovraffollamento denunciato da tanti oltre alle procedure seguite dai gestori del locale. Una delle ipotesi degli inquirenti è che la tragedia sia stata provocata da una serie di concause tra cui una pessima gestione della sicurezza, affidata proprio a poche persone. Per questo ieri è stato ascoltato anche Gianni Ermellini, il responsabile dei buttafuori della discoteca, al quale gli inquirenti hanno chiesto come si sia creata la ressa con altre due uscite fruibili nel locale. Mentre uno dei bodyguard in servizio quella sera ha raccontato: «Secondo me c'erano troppe persone. Era la prima volta che lavoravo in quel locale e dentro la sala, avevo sempre lavorato come addetto alla sicurezza esterna. Mi arrivavano le comunicazioni che continuava ad arrivare gente, ma secondo me era troppa».
 

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