Alla Festa di Roma l'indimenticabile "lezione" di Verdone

Alla Festa di Roma l'indimenticabile "lezione" di Verdone
La Festa del Cinema è appena finita e mi rimangono nella mente e negli occhi alcuni momenti indimenticabili. Sono innanzitutto fotogrammi di film. Tre su tutti:...

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La Festa del Cinema è appena finita e mi rimangono nella mente e negli occhi alcuni momenti indimenticabili. Sono innanzitutto fotogrammi di film. Tre su tutti: l’emozionantissimo “The Walk” sulla passeggiata nel vuoto del funambolo francese Philippe Petit che nel 1974 stese un filo d’acciaio tra le Torri Gemelle e ci camminò sopra, avanti e indietro, per 45 minuti (è già nelle sale); l’energia esplosiva e l’umorismo di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, notevolissimo esordio italiano che ha per protagonista un supereroe in azione a Tor Bella Monaca (uscirà a marzo); e “Mustang”, un film turco che denuncia con vigore, poesia e sana sfrontatezza la disgraziatissima condizione delle donne in Turchia (esce nei cinema giovedi 29).  Basterebbero questi film per dire che la Festa di Roma è stata un successo.

Ma mi resta in mente anche il travolgente duetto in pubblico tra Carlo Verdone e Paola Cortellesi, due comici romani doc e amatissimi dal pubblico. Mai visto tanta gente accalcata lungo il red carpet, mai sentito la Sala Sinopoli dell’Auditorium, abituata alle note della musica “alta”, rimbombare di tanti applausi e risate.

Con molta semplicità e una valanga di battute, Carlo e Paola (che hanno girato insieme  il film “Sotto una buona stella”) hanno raccontato al pubblico i segreti del loro mestiere. Lei ha ammesso di aver preso l’ispirazione proprio da Verdone, guardando da ragazzina le sue commedie. Lui ha raccontato i suoi inizi, la gavetta, i ceffoni presi da Sergio Leone, produttore dei suoi primi film. Poi Carlo, che viene universalmente considerato l’erede di Alberto Sordi, ha fatto un’affermazione che me lo fa apprezzare ancora di più: “Non sono l’erede di Sordi, Albertone non ha eredi”.  Penso che abbia ragione, ma al momento considero Carlo il più acuto,  spietato e divertente interprete della romanità con i suoi pregi e difetti. Mi sbaglio? Fatemi sapere che ne pensate.

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Il Messaggero