Avvistata la supernova "assassina": è la più brillante mai scoperta

di Enzo Vitale
Se si fosse trovata alla distanza di Sirio, la stella più luminosa nel cielo notturno, l'avremmo vista brillare con una luminosità apparente pari a quella del Sole.

La notizia che arriva dal cosmo è davvero fantastica. Dopo quella che fino ad ora è considerata la più famosa, ovvero la Crab Nebula (ancora visibile nella costellazione del Toro) che fu osservata per la prima volta il 4 luglio 1054 dagli astronomi cinesi e arabi dell'epoca, dopo quasi mille anni un'altra supernova fa il suo ingresso nei cieli: si tratta di Assassin, la più brillante supernova mai scoperta prima : Si trova a 3,8 miliardi di anni luce dalla Terra, nella costellazione dell'Indiano, visibile solo dall'emisfero australe.

Al suo massimo ha raggiunto la luminosità di ben 570 miliardi di volte quella del nostro Sole ed è stata individuata da un gruppo di astronomi guidato da Subo Dong, del Kavli Institute for Astrophysics di Pechino in Cina e di cui fanno parte anche gli astronomi italiani Gianluca Masi, responsabile scientifico del Virtual Telescope Project di Ceccano (Frosinone) e Filomena Bufano, dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Catania.

UNA BREVE SPIEGAZIONE
Alcune classi di stelle giunte al termine del loro ciclo evolutivo, esplodono in catastrofiche esplosioni, dando luogo a uno degli eventi fra i più brillanti nell'Universo, noto come supernova. Ma anche tra le supernovae sembrano essercene alcune ancora più "super", tanto da indurre gli astronomi ad assegnare loro l'ulteriore aggettivo _superluminose_. E a ragione, visto che possono essere da 100 a 1000 volte più brillanti delle più comuni supernovae.

Dopo il primo allerta di un nuovo possibile evento segnalato dal sistema di ASASSN, lo scorso 14 giugno, nei giorni seguenti altri telescopi più potenti sono stati puntati sulla sorgente per raccogliere e analizzare la sua luce. «E' stato grazie però agli spettri raccolti con il telescopio Du Pont in Cile e soprattutto il Southern African Large Telescope e il Magellan Clay che siamo riusciti a calcolare la distanza dell'esplosione e quindi a risalire alla immane luminosità rilasciata nell'evento, paragonabile ad alcune decine di volte quella di tutte le stelle che compongono la nostra Galassia, la Via Lattea» racconta Filomena Bufano, coautrice del lavoro sulla scoperta, pubblicato nell'ultimo numero della rivista  Science.

PARLA IL CAPO DEL TEAM
La supernova «Assassina» è anche uno straordinario rompicapo cosmico. Lo ammette lo stesso Dong: «I meccanismi dell'esplosione restano avvolti nel mistero, considerate l'immensa quantità di energia che essa ha riversato nello spazio». Non torna, ad esempio, che la galassia che l'ha ospitata abbia una massa superiore rispetto alle galassie nelle quali sono esplose altre supernovae. «Non possiamo escludere - ha detto Masi - che la supernova da record non sia esplosa in quella galassia, ma che sia un fatto 'prospetticò». Non tornano nemmeno i dati relativi al nichel, il cui decadimento radioattivo è il "motore" delle supernovae: «Per una luminosità come quella raggiunta nel picco di ASASSN-15lh - ha rilevato - sarebbero necessarie non meno di 30 masse solari di nichel-56. Probabilmente ulteriori osservazioni chiariranno questo punto». Per fare luce sulla supernova "Assassina", i ricercatori hanno ottenuto delle ore di osservazione con il più celebre dei telescopi spaziali, Hubble.

GIANLUCA MASI VA IN ORBITA
anche l'astronono ceccanese Gianluca Masi ha volutio dire la sua: «E' con indicibile emozione e, non nego, con infinita soddisfazione che, dopo sei lunghi mesi di attesa, posso finalmente condividere  questa straordinaria scoperta scientifica, senz'altro storica, della quale sono coautore: la scoperta di ASASSN-15lh, una straordinaria esplosione stellare che - polverizzando ogni record precedente - s'impone alla scienza come la più luminosa supernova mai scoperta nella storia dell'uomo».

L'IMPORTANZA DELAL SCOPERTA
«L'importanza di questa classe di supernovae estreme sta nella possibilità di osservarle anche a grandissime distanze, grazie alla loro estrema luminosità» ha detto ancora Filomena Bufano. «La comprensione dell'origine fisica di questo tipo di oggetti è fondamentale dunque non solo perché potremo utilizzarli come indicatori di distanza ma anche perché attraverso essi saremo così testimoni dell'evoluzione delle stelle formatesi nelle prime fasi dell'Universo, grazie anche alle grandi potenzialità dei futuri telescopi come lo European Extremely Large Telescope (E-ELT) e il James Webb Space Telescope». Quest'ultimo, successore di Hubble, sarà messo in orbita nel 2018.
Giovedì 14 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 16-01-2016 16:53

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1 di 1 commenti presenti
2016-01-14 22:50:47
'azz! domani mi sa che non mangio per l'emozione! ;-)
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