Maker Faire Rome, fino a domenica la Fiera dove tutto è possibile

di Andrea Andrei
Ormai la sfida più difficile da vincere è quella sui numeri. Perché con le 110 mila presenze dello scorso anno, Maker Faire Rome ha eguagliato se non superato le altre edizioni internazionali della fiera dell'innovazione. La kermesse europea, che è arrivata quest'anno alla sua quinta edizione e che si tiene da oggi a domenica alla Fiera di Roma, ha infatti raccolto un successo di pubblico pari a quella della Silicon Valley e addirittura più ampio di quella di New York.



Un salto di qualità reso possibile non solo dalla location più ampia e meglio organizzata, ma anche dall'offerta di attrazioni, dalla varietà di temi trattati, e soprattutto dall'approccio sempre più maturo, che rende Maker Faire Rome non solo una semplice mostra di invenzioni, ma un luogo di incontro per innovatori, laboratori di ricerca, università e aziende. Roma è così diventata dal 2013 a oggi un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo. O, come ci piace riassumere in un'espressione, la Città Eterna ha conquistato il ruolo di capitale dell'innovazione.
 
 

«La nostra Maker Faire sarà forse meno spettacolare delle altre nel mondo, dove abbondano gli effetti speciali», riflette Massimo Banzi, organizzatore della manifestazione insieme ad Alessandro Ranellucci e cofondatore di Arduino, l'azienda famosa in tutto il mondo che produce quella scheda di robotica che è l'anima e la materia prima di ogni maker, «ma noi abbiamo una cosa che gli altri non hanno: mettiamo in contatto gli artigiani digitali con le grandi aziende e soprattutto convinciamo le piccole imprese che per fare innovazione non serve avere strumenti potentissimi. Abbiamo visto ragazzini essere contattati da colossi dell'industria per le loro idee. E per me è questo il vero spettacolo».


Dall'industria 4.0 alla robotica, la frontiera che potrebbe nel giro di pochi anni cambiare radicalmente le nostre vite, Maker Faire sarà anche un'occasione per cercare di capire dove la tecnologia, e quindi la società, stia andando. Ma se si parla di aspettative, Banzi riesce a pensare solo a una cosa: «Io vorrei che Roma si rendesse conto di avere un evento che è un patrimonio, e che abbracciasse questa opportunità. Oggi la città ha tanto bisogno di qualcosa che le dia speranza nel futuro». Ci auguriamo che il futuro, dunque, possa cominciare.
Venerd├Č 1 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:04

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