Quegli addobbi sono come stelle di Natale

di Mario Ajello
«A Virgì, a sapello de sto freddo te risparmiavi l’addobbi, sai co’ du’ stalattiti come sbrilluccicavo».
@Spelacchio

Quelli che il povero albero di Piazza Venezia chiama «l’addobbi» sarebbero gli addobbi di Natale. Addosso a lui, non è che migliorano la sua situazione tristanzuola. 
Ma nel resto del centro della città, anche se «l’addobbi» natalizi più che del Comune sono frutto dei negozianti e degli sponsor, rispetto agli anni scorsi le luci, le stelle e gli altri ornamenti della festa sono meno pacchiani. Danno meno l’effetto da luna park de’ noantri. 
L’albero pieno di tubi dorati montato sulla scalinata di Trinità dei Monti, per esempio, sembra un antico-post-moderno organo da messa. Non male. E una volta tanto non sono da festa di strapaese le scie luminose che percorrono alcune strade centrali. L’onda brillante che sorvola quasi tutta Via del Corso ha una sua eleganza leggera che raramente s’era vista sotto le feste. Le stelle dorate lungo via Borgognona fanno la loro figura e non è una brutta figura. Sembrano palle ruotanti da discoteca, ma non riescono a evocare il caos delle notti tecno e ispirano invece un senso di pace ma molto moderno. 
Ecco, un Natale della sobrietà estetica, al netto dell’esagerazione pauperistica di Spelacchio. La sobrietà è stucchevole quando diventa, come per Piazza Venezia, esibizione di mestizia e scudo ideologico da decrescita felice e da assenza di coraggio anche estetico. Ma la sobrietà, se ben concepita e ben applicata, può avere una sua eleganza.
Domenica 17 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:45

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