«La mia bella storia di ragazzo autistico»

di Maria Lombardi
Io sono nello spettro autistico e mi urta sapere che per alcune persone autismo è qualcosa di offensivo
@akaisaru


Le belle storie devono essere raccontate. La mia lo è». La storia di Alberto Chiavoni, 30 anni, s’intitola “Ho scelto di esistere”, in copertina c’è lui con gli occhiali da sole e un cappello giallo. Un libro, dice, per tutti quelli che si sentono gli ultimi, come si sentiva lui. «A due anni cominciai a dondolare. La diagnosi dei medici fu questa: disturbo pervasivo di sviluppo con rischio di ritardo mentale e spettro autistico. Alla materna e alle elementari mi chiamavano pendolo, dindolo, cantavano guarda come dondolo o Fra’ Martino campanaro.

Alle superiori è andata peggio, mi rubavano i soldi dallo zaino, a una gita scolastica mi spalmarono la marmellata in faccia. Una volta mi legarono a un palo, la foto finì su fb. Anche in parrocchia mi prendevano in giro, ma lì ho incontrato pure persone speciali: mi accettavano, mi trattavano come una persona normale. Ho capito con il tempo e grazie a chi mi ha seguito che nonostante il mio stato, non so se definirlo disturbo handicap o patologia, si può vivere una vita piena e gioiosa. Io ho un’edicola, suono le percussioni, sono laureato, scrivo.

L’autismo è una grande sofferenza, ma che si può trasformare. Io ne ho fatto una bella storia, ecco il mio messaggio: se sei su questa terra uno scopo ce l’hai, sta a te trovarlo. Invierò una copia del mio libro, edito da Enoteca Letteraria che sta per uscire, anche ai candidati alle elezioni regionali. Insieme a una lettera per chiedere ascolto e attenzione. Le famiglie degli autistici non devono sentirsi sole».
Venerdì 26 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 00:05

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