Decreto salva-liste: Napolitano ha firmato
Opposizione in rivolta: «Ora in piazza»

Silvio Berlusconi (foto Ettore Ferrari - Ansa)
ROMA (5 marzo) - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato in tarda serata il decreto legge finalizzato a una rapida e certa definizione delle modalità di svolgimento della consultazione elettorale, una volta verificato che il testo approvato dal Consiglio dei ministri corrispondeva alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.



Il Cdm aveva approvato in serata un decreto "interpretativo" per risolvere il caos regionali e riammettere le liste escluse. Il provvedimento, in sostanza, "sana" sia la situazione del Lazio che della Lombardia.



Sit-in autoconvocato del "popolo viola" sotto il Quirinale.
Circa cento persone, a poche ore dal varo del decreto salva-liste da parte del Consiglio dei ministri e dalla conseguente controfirma da parte del capo dello Stato, si sono sedute e sdraiate nella piazza del Quirinale con lumini e candele accese e imbracciando cartelli, uno dei quali con la scritta, tardiva, «Presidente non firmare».



«Il governo si è limitato a dire qual è la interpretazione corretta da dare alle norme vigenti senza modificarle per consentire ai giudici del Tar di applicare la legge», ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. «Gli organi della giustizia amministrativa sulla base di una interpretazione univoca della legge potranno decidere serenamente se accettare o no i ricorsi», ha continuato Maroni. «Non c'è alcuna modifica di norme di legge - ha precisato - e non sarà consentito a nessuno che non fosse presente negli uffici di ripresentarsi».



Il premier Silvio Berlusconi si è detto soddisfatto per la collaborazione tra le istituzioni

al fine di garantire a tutti il diritto di voto. In giornata dal Quirinale era già trapelata la disponibilità ad esaminare il decreto "interpretativo". Prima del via libera del governo, il premier aveva parlato di «un decreto legge interpretativo delle norme che attengono alle elezioni regionali in modo che speriamo di poter ritornare a dare il diritto di voto anche ai nostri elettori del Lazio e della Lombardia».



Il premier: basta formalismi. Berlusconi, per spiegare la necessità del decreto, aveva ribadito di essere stufo dei formalismi che stanno mettendo a rischio la corsa del Pdl alle Regionali. Anche perché, viene ribadito, i rappresentanti del partito erano negli uffici entro i termini previsti dalla legge (le 12) così come testimonierebbero i pass che registrano l'orario e i verbali dei carabinieri. E c'è poi chi, nella maggioranza, intravede anche un vero e proprio disegno: il fatto che i problemi ci siano stati solo a Roma e Milano indica, è il ragionamento, che i rappresentanti del Pdl sono caduti in una trappola dei radicali.



I tempi dei Tar. Il Tar del Lazio ha nel frattempo annunciato un'udienza lunedì sull'esclusione della lista del Pdl a Roma; domani invece camera di consiglio nel Tar lombardo sul caso di Roberto Formigoni.



Bersani: è un trucco. «Usano il decreto interpretativo - denuncia in serata il leader del Pd - per arrivare comunque al risultato che gli serve per aggiustare il loro pasticcio; ma il trucco c'è e si vede, in alcuni casi fino al ridicolo». Bersani ha definito «impensabile» lo slittamento delle regionali: «Consiglierei - ha detto - di non pensare a strane scorciatoie, l'unica cosa, dice, è aspettare le decisioni degli organi competenti che, come sappiamo, decideranno a giorni sull'esclusione delle liste in Lazio e Lombardia. Questa situazione si è verificata non per una incuria ma per le loro divisioni. Loro governano per cui si facciano carico dei problemi del Paese altrimenti si riposino e vadano a casa». Per Bersani c'è una parola che deve essere ripristinata: «si chiama regole. Chi fa un concorso se non arriva alle 12 viene buttato fuori, chi non oblitera il biglietto del treno paga la multa. Le regole sono un presidio della democrazia e il centrodestra non si azzardi a parlare di complotto».



Il Pd: pronti a mobilitazione. «E' del tutto evidente che si tratta di una decisione e di una scelta che serve ad aggirare le regole, e questo per noi è un fatto inaccettabile», ha affermato il segretario del Pd Lazio Alessandro Mazzoli. «Sono in contatto con i nostri alleati - ha aggiunto - per concordare modalità e tempi della mobilitazione che faremo nelle città, perché siamo di fronte a un atto di arroganza, protervia e di superamento delle regole fondamentali».



Casini: in Italia le regole valgono solo per i forti. «In questo Paese le regole valgono per i deboli e per i forti non valgono mai e questo è intollerabile - ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini - Voglio sapere con quale credibilità e con quale idea di moralità domani noi potremo andare ad escludere da un concorso pubblico un ragazzo che si sia dimenticato il certificato di nascita. Certo è falsato fare una competizione elettorale in Lombardia senza Formigoni. Ma mi chiedo anche con quale credibilità noi possiamo essere lo Stato».



Diliberto: è la notte della Repubblica. «E' la notte della Repubblica. La fine dello Stato di diritto, la morte della democrazia - dice il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto - Ora più che mai è necessario che il popolo dei sinceri democratici scenda in piazza e si mobiliti».



«Non so cosa sia un decreto interpretativo. È una nuova formulazione giuridica. Però lo vedremo», ha detto la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino. «Sono un po' in fibrillazione perché pare che si vada verso un decreto» aveva detto la candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio, prima che il Cdm varasse il decreto. «Non si capisce cosa interpreti, in pratica si va verso un decreto che riammette le liste in Lazio e Lombardia. Questo è il paese...».



Di Pietro: abuso di potere da fermare con le forze armate. «Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l'intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore. Noi ci appelleremo alla società civile e scenderemo in piazza con una grande manifestazione di protesta civile e democratica», ha affermato Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori. La Repubblica «è in pericolo», la mia «è una chiamata alle armi», aveva già detto Di Pietro, intervistato da "l'Unità".



«Penso che il consiglio dei ministri straordinario si convochi per esaminare i dati sulla disoccupazione di oggi, la cassa integrazione che aumenta in modo vertiginoso», ha commentato il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. «Questi sono i problemi di cui si deve occupare il consiglio dei ministri - ha rincarato - e non quelli della presentazione delle liste, di cui si occupano i partiti».



Il ricorso al Tar per la lista del Pdl per Roma e provincia «è stato già presentato». Lo ha annunciato oggi la candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini, parlando della lista del Pdl per Roma e provincia esclusa dal voto. «Ci aspettiamo buon senso - ha aggiunto - una decisione che possa portare tutti gli elettori di questa regione, e quindi anche quelli del Pdl, alle urne». L'udienza per la discussione del ricorso è fissata per lunedì mattina alle 9.15 davanti ai giudici della II Sezione bis del tribunale amminsitrativo.



Lombardia: depositato il ricorso. I giudici del Tar della Lombardia decideranno invece domani se concedere o meno la sospensiva del provvedimento di esclusione della lista "Per la Lombardia" del governatore Formigoni. Questa mattina, infatti, sono stati depositati formalmente nella cancelleria della IV sezione i due ricorsi contro l'esclusione dalla competizione elettorale della lista, che contengono contestualmente istanza di misure cautelari provvisorie.
Venerdì 5 Marzo 2010 - Ultimo aggiornamento: 03-04-2010 23:47

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