Giorgio Ursicino
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Ferrari, il Mondiale si allontana: una candela manda in fumo i sogni di gloria Ferrari

Di arrendersi non se ne parla nemmeno, non c’è alcun motivo per farlo. La F1 è uno sport estremo, una competizione esasperata e, fino a che ci sono gare da vincere, bisogna impegnarsi al massimo. La Ferrari inoltre, deve onorare una stagione eccellente, un Campionato che Vettel ha condotto dall’inizio fino al GP d’Italia e durante il quale ha già conquistato 4 gare dimostrando che la SF70H è un’ottima macchina. Un bolide in grado di battersi ad armi pari con le formidabili Frecce d’Argento e in alcune condizioni di essere addirittura il migliore.

I ragazzi del presidente Marchionne, inoltre, nei 4 gran premi ancora da disputare avranno la feroce determinazione di cancellare un mese nero durante il quale tutto quello che poteva è andato storto. Se, come dice il team principal Maurizio Arrivabene la sfortuna non esiste, bisognerà cercare altrove le ragioni della debacle, ma di certo un periodo tanto nero non si ricordava da tempo. I conti per il Mondiale si faranno alla fine anche se bisogna prendere atto che le speranze di riportare il Titolo Piloti a Maranello dopo un decennio sono ormai ridotte al lumicino. Con il ritiro di ieri e il trionfo di Hamilton, infatti, i gradini da scalare per risalire in vetta sono diventati 59 (306 a 247) su 100 ancora in palio, mentre il Mondiale Costruttori, che era già andato da tempo, ora sembra saldamente nella bacheca di Stoccarda visto che le lunghezze di ritardo sono di lievitate a 145 (540 a 395).

Nel tempio di Suzuka per la nazionale dei motori è stata un’altra giornata da dimenticare. Raikkonen partiva a metà gruppo, per una qualifica scialba e la penalizzazione per aver sostituito il cambio, e nelle fase iniziali finiva ancora più indietro. Sebastian, quasi come era accaduto a Kimi in Malesia, si può dire che non sia nemmeno partito poiché già sulla griglia i volti dei sui tecnici si sono fatti scuri e il tentativo di alzare il cofano è apparso disperato. Non arriva corrente ad un cilindro e in quel caso la potenza cala drasticamente. Il tedesco è pure scattato bene conservando la seconda piazza, ma già nel corso del primo giro è stato infilato da un determinato Verstappen e all’inizio del secondo da un gruppetto di 4 che lo ha trafitto in rettilineo senza possibilità di difesa.

Il team radio nel casco del povero pilota arrivava quasi scontato: «Sebastian box, box, box...». A cedere è stata una candela realizzata dai giapponesi della NGK (una beffa, giocavano in casa), su misura per il V6 tricolore, che però lavora in coppia con la relativa bobina e incorpora un iniettore dove passa carburante. Un insieme miniaturizzato e aggrovigliato sul quale mettere le mani per la sostituzione richiede almeno 20 minuti. Tempo che sulla griglia non c’era e che ha costretto gli ingegneri guidati da Mattia Binotto a far scattare la Rossa ferita con la speranza che l’inconveniente della mancata scintilla si risolvesse resettando il sistema, cosa che purtroppo non è avvenuta. Fuori lo sfidante, il capo classifica ha preso il volo, ma con Verstappen e la Red Bull attuale non ha potuto dormire sonni tranquilli.

Lewis, probabilmente, non ha spremuto la Stella fino in fondo (il tempo della sua pole con tanto di record era stato stratosferico), per sfruttare al meglio la situazione doveva evitare qualsiasi errore e, soprattutto, risparmiare il più possibile i vari organi meccanici che sono contingentati e nel finale di stagione diventano ancora più preziosi. Il britannico ha guidato pulito restando lontano dai cordoli e dai guai, ma in un paio di occasioni si stava preparando a fare come una settimana fa in Malesia, cioè a far passare superMax e ad accontentarsi del bottino del secondo posto. Dopo il cambio gomme l’inglese ha faticato un po’ a mandare le coperture più dure in temperatura e l’olandese si è incollato all’alettone.

Lewis ha chiesto aiuto ai box («fatico a trovare il ritmo...) ed ecco che Bottas, momentaneamente al comando perché partito con le soft, ha fatto passare il compagno e chiuso i varchi al rivale, una manovra nella quale è particolarmente bravo. Nei giri finali la scena si è riproposta, ma in questo caso è stato il doppiato Alonso a far rifiatare Lewis (sogna sempre una chiamata da Stoccarda?): Fernando ha dato strada al suo ex compagno e chiuso la porta alla Red Bull. Fra due settimane si corre ad Austin, una pista che sembra di proprietà di Hamilton. Seb, però, se il Cavallino non farà le bizze, correrà come un toro scatenato. Statene certi. Mercoledì 11 Ottobre 2017, 17:10
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