La stella di Sigourney Weaver brilla sul red carpet romano: «La fantascienza è una cosa seria»

Mercoledì 24 Ottobre 2018 di Alessandro Di Liegro
«La fantascienza non è solo effetti speciali, ma racconta storie profonde» afferma con decisione Sigourney Weaver alla Festa del Cinema di Roma, impegnata nell'incontro con un pubblico appassionato – e anche in una conferenza stampa mattutina – vestita in un tricolore abbozzato: «Questa è la mia moda glamour, mi sento molto italiana». Intervistata, come di consueto, dal direttore della Festa del Cinema Antonio Monda, la Weaver ha raccontato la sua carriera («Mio padre era ottimista al riguardo, mia madre invece mi ripeteva che non avrei dovuto farlo») commentando alcuni dei suoi film più importanti, di cui sono stati proiettati degli estratti tra gli applausi scroscianti della platea.

Quando sullo schermo appare come il tenente Ellen Ripley in Alien la folla va in visibilio: «Ho fatto un provino per quel ruolo – ricorda – è un film fantastico è Ridley è stato un innovatore, semanticamente». Tra i registi che ricorda con più affetto c'è James Cameron che l'ha diretta in Avatar: «Ha intuito come potevo lavorare in modo sottile ed efficace – racconta – mi ha riportato sorprendentemente alla fantascienza. È stata un'esperienza straordinaria lavorare con lui, ci siamo divertiti tantissimo». Fa una difesa a spada tratta del genere di fantascienza, in cui ha lavorato anche in Ghostbuster – sul red carpet è stata fermata da un gruppo di ragazzi vestiti da Acchiappafantasmi – e Galaxy Quest: «I giovani sono interessati a queste tematiche perché si chiedono chi siamo noi, cosa stiamo facendo sul pianeta, e penso che questi interrogativi sono posti dai cineasti che fanno fantascienza e dobbiamo parlarne con grande rispetto, quando leggo critiche rivolte ai film di fantascienza penso che i critici dovrebbero rivedere le regole del genere perché i film parlano di molto altro, non solo di effetti speciali, sono più profondi».

Un ruolo che avrebbe voluto interpretare? «Julia Child. Maryl è bravissima ma avrei tanto voluto fare un provino per quel ruolo», e ricorda Dian Fossey di Gorilla Foundation da lei portata sullo schermo in “Gorilla's Mist”: «Non riuscivo a immaginare di interpretare Dian e tramutarla in persona vera – afferma - Lavoro ancora per Gorilla foundation e sono fortunata di aver passato così tanto tempo con gruppo di lavoro di Dian Fossey».

Piange, quando le mostrano una scena di “Brokeback Mountain” di Ang Lee – con cui lei ha lavorato in “Tempesta di ghiaccio” - «È la più bella storia d'amore di sempre», e scherza ricordando come non è mai stata scelta per essere la “fidanzata”: «Sono molto più alta di alcuni produttori, loro immaginano solo le biondine con gli occhi azzurri per fare i ruoli di mogli e fidanzate. Io faccio sempre la cattiva», ammette di voler lavorare con Guadagnino e Scorsese e muove delle critiche verso il mondo di Hollywood, che non ha il coraggio di prendere scelte decise: «Fanno sempre lo stesso film perché non sono interessati all'arte ma ai soldi. Abbiamo bisogno di storie raffinate per capire chi siamo, ma a loro non interessa la nostra anima». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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