Garbatella, M5S in bilico nella ex roccaforte rossa

di Fabio Rossi
Per tutti, lontano da qui, è la zona della Garbatella. Un quartiere quasi centenario sospeso tra un processo di gentrificazione solo parziale - «qui non siamo a Trastevere o a San Lorenzo», rivendica l'ex minisindaco Andrea Catarci - e un'anima popolare che va ben oltre i 142 episodi dei Cesaroni, che l'hanno reso celebre anche lontano dal grande raccordo anulare. Ma l'ottavo Municipio è un territorio vasto e complesso, che va dalle Mura Aureliane alla recinzione dell'aeroporto di Ciampino: oltre 130 mila abitanti, quanto Ferrara o Sassari, su una superficie di 47 chilometri quadrati. Con realtà molto diverse, di cui va fatta una sintesi: l'ex periferia ormai consolidata di Tor Marancia e le strade della movida tra il Gazometro e il Porto Fluviale, con vista sulla bidonville in riva al Tevere; gli impianti sportivi delle Tre Fontane e l'area archeologica dell'Appia Antica. E poi San Paolo, con il volano di sviluppo dell'università Roma Tre a poca distanza dall'ex rimessa dell'Atac, da anni in attesa di un piano di riutilizzo che tarda ad arrivare e che il candidato di centrodestra vuole recuperare trasformandola in «un hub per la formazione d'eccellenza delle arti e dei mestieri».

LA SFIDA
In questo contesto il test elettorale del 10 giugno, su cui pesa l'incognita dell'astensione, assume un valore politico molto significativo. Il campo da gioco è una storica roccaforte rossa, per 15 anni governata da minisindaci a sinistra del Pd, espugnata due anni fa dai Cinque stelle sulla scia del trionfo di Virginia Raggi in Campidoglio. Ma l'esperienza pentastellata è durata poco, con la crisi della maggioranza che ha portato alle dimissioni del presidente Paolo Pace (poi passato con Fratelli d'Italia) e, dopo un anno di commissariamento, al ritorno alle urne. Il Movimento tenterà comunque la riconferma con Enrico Lupardini, perito elettronico ed ex consigliere municipale, votato online da 19 attivisti. Ma alcuni ex grillini hanno deciso di appoggiare la lista civica Otto e Basta, che candida alla presidenza l'avvocato Valerio Cianciulli, già consigliere capitolino.

IN CAMPO
Il centrosinistra, che vuole riprendersi il suo fortino, schiera invece Amedeo Ciaccheri, vincitore delle primarie di coalizione ai danni di Paolo Foschi, candidato ufficiale del Pd. Ciaccheri, promotore della lista Super 8, guiderà un'alleanza che ricalca lo schieramento di Nicola Zingaretti alla Regione, archiviando almeno da queste parti il modello renziano. Con l'intenzione di andare a governare in via Benedetto Croce puntando all'obiettivo di «risolvere i problemi del territorio in modo cooperativo e solidale». Terzo incomodo, con la voglia si sparigliare le carte, è Simone Foglio, bancario e vice coordinatore romano di Forza Italia, che guida il centrodestra nel tentativo di arrivare al ballottaggio, per poi giocarsi la partita nelle due settimane tra il primo e il secondo turno. Chiudono il quadro degli aspiranti minisindaco Rita Chiavoni di Potere al popolo, Massimiliano Pugliese (Casapound), Guido Pianeselli (il Popolo della famiglia) e Lorenzo Lang (Partito comunista).
(2 - continua)
Venerd├Č 8 Giugno 2018 - Ultimo aggiornamento: 09-06-2018 19:17

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