Bimbo morto per la diagnosi imprecisa, l'accusa chiede 18 mesi di carcere per il primario pediatra

Reparto Pediatria dell'ospedale di rovigo
di Francesco Campi
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Giovedì 10 Settembre 2020, 05:30 - Ultimo aggiornamento: 10:48

ROVIGO - Gli occhi di Federico Morello e della moglie Tiziana, si sono gonfiati di lacrime mentre ieri, in aula, sono stati ripercorsi i drammatici momenti prima della morte del loro unico e adorato figlio Giovanni, spentosi ad appena 6 anni, il 13 gennaio 2016 mentre era ricoverato all’ospedale di Rovigo, per un forte e persistente mal di pancia. I genitori del piccolo di Anguillara erano presenti all’udienza di ieri, nella quale il pm Sabrina Duò ha chiesto la condanna a 1 anno e 6 mesi per l’allora primario facente funzione del reparto di Pediatria, il dottor Vincenzo Rametta, a processo per l’ipotesi di reato di omicidio colposo per colpa medica dovuta a imperizia perché, secondo l’accusa, non ha richiesto una consulenza chirurgica, né approfondimenti ematochimici o strumentali, in particolare una radiografia addominale, ma soprattutto per non aver incluso nella diagnosi la possibile occlusione intestinale e per non aver tempestivamente prescritto un intervento chirurgico di asportazione dell’ansa ileale, la “strozzatura” dell’intestino, in corrispondenza di un precedente intervento di appendicite, che ha poi provocato la morte del bambino.



SENTENZA RINVIATA
L’esito del processo, con l’ultima udienza in calendario per il prossimo 28 ottobre, quando, ultimata l’arringa dell’avvocato Giovanni Sarti, difensore di Rametta, arriverà poi la sentenza del giudice Nicoletta Stefanutti, non può prescindere dalla relazione dei due periti nominati dal giudice stesso per chiarire la disputa medica fra i periti di parte, il professore universitario e chirurgo pediatrico Mario Lima e il medico legale Alberto Amadasi che, pur rilevando errori nella gestione del piccolo paziente, sostanzialmente hanno escluso la responsabilità di Rametta. Una conclusione avversata dal pm Duò, che ha parlato di illogicità nel ritenere che esista una responsabilità generica di altri medici ma non di chi è stato presente in fasi rilevanti ed era il responsabile del reparto. Inizialmente, fra l’altro, erano stati indagati sette medici, ma dopo la chiusura delle indagini è stato imputato solo il dottor Rametta. Anche gli avvocati dei genitori e dei nonni, costituiti parte civile, Cristiano Violato e Federico Soattin, hanno contestato le conclusioni dei periti e hanno puntato il dito sul fatto che, nonostante il piccolo fosse stato ricoverato per ulteriori accertamenti, nessun esame è stato poi eseguito dopo l’ecografia e l’analisi del sangue, subito dopo il secondo accesso in ospedale, il 9 gennaio, dopo che già il 7 il piccolo si era presentato al pronto soccorso con un forte mal di pancia, ma era stato dimesso dopo un clistere. «Bastava una banale radiografia per capire che non si trattava di gastroenterite ed era stato lo stesso Rametta ad aver eseguito l’anamnesi del piccolo, rilevando la precedente operazione di appendicectomia, che è proprio indicata come una delle prime cause di occlusioni». Di segno opposto l’arringa dell’avvocato Alessio Cervetti, che assiste l’Ulss, chiamata in causa come responsabile civile, che ha escluso la responsabilità di Rametta, e quindi, in questa sede, anche dell’azienda sanitaria.

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