Napoli, lo Scoglione di Marechiaro terra di nessuno. L'ira di ristoratori e residenti: «Serve un presidio di polizia»

Napoli, lo Scoglione di Marechiaro terra di nessuno. L'ira di ristoratori e residenti: «Serve un presidio di polizia»
di Gennaro Di Biase
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Martedì 17 Maggio 2022, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 12:21

Le babygang dello Scoglione di Marechiaro, dove domenica pomeriggio si è sfiorato un duplice omicidio di minorenni, si spartiscono ogni fetta di pietra o sabbia, ogni ordine di posto dei lettini abusivi affacciati in uno degli angoli più preziosi del Mediterraneo. C’è una vera e propria mappatura, un risiko della delinquenza dei giovanissimi che ricalca in parte le alleanze degli adulti dei clan. Allo Scoglione ci si arriva solo via mare, dopo passaggio dei barcaioli per 5 euro a persona. Anche il lunedì pomeriggio il via vai è intenso. Una volta arrivati, si trova una barca con frigo (che ha la licenza), vivande e alcolici. Per gli under 18 procurarsi da bere è un compito piuttosto semplice. Lo Scoglione, di proprietà del Demanio, è un angolo tanto meraviglioso quanto privo di regole. Un parastato sul mare, in cui non ci sono servizi igienici né alcun controllo. Neppure ieri, all’indomani di una tragedia più che sfiorata. 

Annunciata dal murales ultras «Diffidati», si presenta subito, ben prima della piazzetta, la Marechiaro nazional-partenopea cantata anche dal trapper Liberato, quella dei ragazzini sregolati come i loro sentimenti di adolescenti e come quelli della città in cui sono nati. L’anima popolare qui convive col lusso e la meraviglia del borgo (l’altra sera, a poche ore dall’accoltellamento, mister Spalletti ha cenato dallo storico Cicciotto, dove erano stati prestati i primi soccorsi ai ragazzi feriti). Come Napoli, Marechiaro ha due volti: quello elitario delle ville con discese a mare private, e quello abbronzato, gentile e rugoso di barcaioli, o di ristoratori e residenti storici (in totale sono 1500 circa), con le loro abitazioni diroccate e poetiche a pochi passi dalla fenestella dei pesci innamorati. La paura, qui, è piovuta all’improvviso e non se ne andrà facilmente. Ci fu un tentato stupro, circa tre anni fa, dal lato del Palazzo degli Spiriti, cui ora si aggiungono la mattanza indelebile di domenica e il sangue di Antonio e Luigi sparso sui gradini del borgo. Come anticipato, alcuni tra gli habitué della zona spiegano la mappatura camorristica della spartizione dello Scoglione. «Quelli della Sanità non possono stare con quelli di Forcella - il racconto - Così i primi si mettono dove c’è la sabbia e i secondi, assieme a Vasto e Case Nuove, si mettono dal lato rivolto verso l’Acqua Minerale. Il Casale di Posillipo e Secondigliano occupano la parte anteriore dello Scoglione. Prendere un lettino se non sei “inserito” non è facile. Il lato del Palazzo degli Spiriti è meno bazzicato dai ragazzini dei clan». 

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Un’estate in salita, per il Borgo. Partiamo dallo Scoglione e dalla sua natura “ibrida”, ideale per il fiorire dell’anarchia e dell’illegalità. L’area è per gran parte di proprietà del Demanio, e allo stesso tempo «una zona a rischio crolli e frane - spiegano dall’Associazione del Borgo - Lo scorso agosto ci fu un sequestro di lettini e di un’imbarcazione. Siamo favorevoli a una Marechiaro aperta a tutti, ma in maniera controllata. Delle due una: o quell’area si chiude, visti i rischi di crollo. Oppure la si rimette in sicurezza e la si dà in gestione a qualcuno, anche i residenti storici, in maniera ufficiale». Insomma, lo Scoglione è una zona grigia, e cioè un prato fiorito di droga, alcol e lame per i ragazzini dei clan. L’Associazione torna poi a sottolineare - come fatto a più riprese dal Mattino - «le difficoltà legate alla chiusura di via Alfano, avvenuta la scorsa estate dopo un crollo, e con i lavori che non sono ancora iniziati. Col pagamento del parcheggio per residenti ci erano stati promessi più servizi e controlli, ma non si è visto nulla. Siamo stanchi di chiacchiere». Al di qua dei problemi di viabilità, della ztl entrata in vigore a inizio mese ma spesso aggirata dagli scooter dei ragazzini col trucco dell’asciugamani, nel borgo si tocca con mano il timore che la violenza torni a stretto giro: «La soluzione - propone Gianluca Capuano, titolare di Cicciotto - è tornare al presidio fisso della polizia di Stato come nei primi anni del Terzo Millennio all’altezza del Gabbiano, almeno d’estate, così da scoraggiare i malintenzionati».

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