Lockdown, aprile in rosso e arancione. Salvini attacca: impensabile. Draghi: decidono i dati

Ad aprile niente riaperture, Salvini attacca: «Impensabile». Draghi: «Decidono i dati»
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Venerdì 26 Marzo 2021, 17:10 - Ultimo aggiornamento: 27 Marzo, 09:30

Matteo Salvini non ci sta. Mentre nel governo prende quota l'ipotesi di un'Italia colorata solo di arancione e rosso anche ad aprile, il leader del Carroccio rema nel verso opposto. «È impensabile», attacca, mentre anche il ministro del Turismo (quota Lega) Massimo Garavaglia invita gli italiani a prenotare le vacanze poiché dal mese prossimo «si riapre tutto». La linea, però, è chiara: i numeri del contagio non consentono allentamenti delle misure: «È desiderabile riaprire, la decisione se farlo o meno dipende dai dati», spiega il premier Mario Draghi.

Per Salvini «è impensabile tenere chiusa l'Italia anche per tutto il mese di aprile. Nel nome del buonsenso che lo contraddistingue - e soprattutto dei dati medici e scientifici - chiediamo al presidente Draghi che dal 7 aprile, almeno nelle regioni e nelle città con situazione sanitaria sotto controllo, si riaprano (ovviamente in sicurezza) le attività chiuse e si ritorni alla vita a partire da ristoranti, teatri, palestre, cinema, bar, oratori, negozi. Qualunque proposta in Consiglio dei Ministri e in parlamento avrà l'ok della Lega solo se prevederà un graduale e sicuro ritorno alla vita».

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La replica del presidente del Consiglio arriva a stretto giro: «Le chiusure sono pensabili o impensabili solo in base ai dati che vediamo» sui contagi. «Le misure hanno dimostrato nel corso di un anno e mezzo di non essere campate per arie. È desiderabile riaprire, la decisione se farlo o meno dipende dai dati».

Le divisioni

Più volte, negli scorsi giorni, il mantra di Salvini è stato quello di 'scavallare' la festività della resurrezione «per tornare alla vita». Si preannuncia un prossimo consiglio dei ministri sulle montagne russe, come già avvenuto sette giorni fa, quando il braccio di ferro ci fu sullo stralcio delle cartelle esattoriali, battaglia identitaria della Lega, su cui si arrivò a una mediazione dopo quasi tre ore di stop del Consiglio, passando per l'alzata di scudi di Salvini e dei suoi ministri, con le minacce di abbandonare il tavolo da parte dei leghisti. Accordo - quello sullo stralcio per i redditi sotto i 30mila euro - che venne rivendicato come vittoria da parte dello stesso Salvini e definito condono dal premier Mario Draghi. «Tutti - spiegò il premier - hanno delle bandiere identitarie si tratta man mano di chiedersi quali sono quelle bandiere identitarie di buon senso e quelle a cui si può rinunciare senza fare danno né alla propria identità né all'Italia».

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