Takis, partita la sperimentazione del nuovo vaccino italiano

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Un altro vaccino anti Covid-19 è in corsa: quello tutto italiano ideato dalla Takis di Castel Romano (Roma) e sviluppato con la Rottapharm Biotech di Monza ha cominciato la sperimentazione di fase 1 ed è stato iniettato al primo volontario sano. «Sono fiero di aver preso parte ad un progetto così importante e spero di poter dare una mano», ha detto Luca Rivolta, il cuoco di 21 anni che è stato il primo a ricevere il nuovo vaccino nell'ospedale San Gerardo di Monza, che partecipa ai test con l'Università di Milano-Bicocca. Altri volontari saranno vaccinati negli altri due centri italiani coinvolti nello studio: l'Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

La fase 1 della sperimentazione prevede che gli 80 volontari sani siano divisi in 4 gruppi con dosi diverse somministrate con o senza richiamo. È appena inziata una corsa dalle tappe serrate: come sta accadendo per tutti i vaccini anti Covid-19, anche per quello di Takis-Rottapharm non ci saranno pause: «la fase 1 sarà attaccata alla fase 2: non appena avremo le informazioni relative alle dosi più promettenti procederemo immediatamente con la seconda fase, probabilmente tra fine agosto e l'inizio di settembre su ulteriori 240 pazienti», ha detto all'ANSA Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore Scientifico di Takis. «Quindi passeremo alla fase 3, ma - ha rilevato - c'è il grande punto interrogativo dei finanziamenti. Ci dovrebbe essere un pò di attenzione su questo vaccino da parte delle istituzioni italiane ed europee». Chiamato Covid-eVax, nei test in laboratorio il vaccino ha provocato una forte risposta immunitaria sia anticorpale sia cellulare. Due le novità: la prima è nella tecnologia utilizzata, diversa da quella degli altri vaccini finora disponibili, e la seconda è che può essere facilmente aggiornato per combattere le varianti. Inoltre «consente di evitare la catena del freddo nella conservazione e nel trasporto», rileva Aurisicchio.

È un vaccino a Dna, vale a dire che per stimolare la reazione immunitaria utilizza un frammento di Dna che, iniettato nel muscolo, promuove la produzione di una porzione specifica della proteina Spike, che il virus SarsCoV2 utilizza per entrare nelle cellule umane; l'efficienza del processo è aumentata dalla tecnica dell'elettroporazione, la tecnica che favorisce il passaggio del Dna nelle cellule grazie a lievi e brevi stimoli elettrici e che è stata sviluppata dall'azienda italiana Igea. Ognuno dei tre centri clinici coinvolti nello studio ha responsabilità maggiori su uno dei tre aspetti principali della sperimentazione: il San Gerardo di Monza, con il Centro di ricerca di Fase 1 diretto da Marina Cazzaniga, dell'Università di Milano-Bicocca, è responsabile del trattamento dei primi soggetti di ciascuna dose e della verifica dei risultati preliminari; il Pascale a Napoli ha un ruolo nell'espansione del numero di soggetti per ciascuna dose e lo Spallanzani a Roma è responsabile di tutti gli esami di laboratorio che documentino la risposta immunitaria e quindi la potenziale efficacia.


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