Marco Gervasoni
Marco Gervasoni

Rispettare la legge/ Quelle indulgenze a senso unico di Berlino e Parigi

Lunedì 1 Luglio 2019 di Marco Gervasoni
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Immaginate per un momento se una nave al largo delle acque francesi cercasse di penetrare senza autorizzazione. E poi, contravvenendo agli ordini della guardia, entrasse nel porto di Marsiglia. Ammesso e non concesso che non parta qualche siluro prima, l’equipaggio sarebbe arrestato e duramente processato, la nave sequestrata. Sostituiamo acque francesi con quelle tedesche e abbiamo già la risposta eloquente che ha per destinatari il Presidente della Repubblica e il ministro degli esteri tedeschi, quello degli Interni francese e in genere la varia genia di figure (persino dal Lussemburgo!) che in queste ore sono intervenute per far pressione sull’Italia, lasciando intendere che l’arresto di Carola sarebbe, se non illegale, ingiusto. <HS9><HS9>Unica eccezione in questo sgradevole coro, la ministra dell’immigrazione olandese, che ha sostanzialmente dato ragione al governo italiano e ribadito un principio che, guarda un po’, sembra così strano persino a deputati di un partito italiano già di governo e persino a suoi ex ministri: che le leggi si rispettano. Mentre l’impressione è che, all’interno della Ue, valga la massima giolittiana, che le regole si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. Gli amici sono ovviamente quelli del blocco tedesco e francese. I tedeschi possono permettersi di rimandarci, prima stordendoli, gli immigrati sui voli charter o, quando serve, sospendere Schengen. Peggio ancora i francesi, che non fanno passare uno spillo al confine ripristinato di Ventimiglia e Bardonecchia. Quando si muovono all’interno del proprio spazio sovrano, Berlino e Parigi pensano giustamente che nessuno possa sindacare. Mentre invece non hanno nessun problema a protestare delle decisioni sovrane dell’Italia, che applica le leggi per difendere i propri confini. 
Due pesi e due misure che riflettono esattamente la filosofia Ue. Ricorda un po’ l’Europa pre luterana delle indulgenze: di fronte al peccato, era possibile ottenere il perdono pagando. Ma quello valeva per tutti, mentre qui invece le indulgenze valgono solo per gli amici; per i nemici c’è zelo teutonico. Tutte queste accuse vanno rimandate duramente al mittente. L’Italia è uno stato sovrano, ha il dovere di difendere i propri confini e nessun altro ha il diritto di sindacare. Nello stesso tempo, la ridda di interventi delle ultime ore ci conferma il sospetto che tutto l’affare Sea Watch 3 sia stato preparato e costruito con dovizia di particolari - e la Capitana Carola dovrebbe spiegare ai magistrati da chi - per mettere in difficoltà il nostro a Paese. Un atto politico, costringere l’Italia a trattare nel momento in cui si discute di nomine Ue e di procedura d’infrazione: in tutto ciò l’intento di salvare le vite degli immigrati appare solo qualcosa di strumentale, altrimenti la nave Sea Watch avrebbe puntato su altri porti, ben prima dei nostri. A questo punto il compito della magistratura si fa ancora più importante: non solo verificare l’entità dei reati e comminare le pene ma anche cercare di capire se dietro l’operazione Sea Watch e in genere all’opera delle Ong vi siamo altre mani, con altri intenti. Intanto non si preoccupino i tedeschi e anche i cugini francesi e lussemburghesi. Carola neppure è in carcere, il nostro ordinamento è garantista, molto più del loro: e la nostra cultura giuridica affonda nei millenni addietro, ben prima che le loro culture si formassero.  Ultimo aggiornamento: 01:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA