Giorgio Ursicino
MILLERUOTE di
Giorgio Ursicino

Romiti e la Fiat, finanza e industria: una lunga storia che ha segnato la vita dell'Italia

Mercoledì 19 Agosto 2020 di Giorgio Ursicino
Cesare Romiti con Gianni Agnelli, e lungo ad e presidente della Fiat
Per oltre sessant’anni è stato un manager rampante, a lungo protagonista della vita industriale e finanziaria italiana. Come dirigente di vertice delle grandi aziende del paese, sia pubbliche che private. Il periodo d’oro di Cesare Romiti, però, rimane quello trascorso in Fiat, un quarto di secolo durante quale lui stesso ha dichiarato di aver spesso avuto «carta bianca». Romiti viene chiamato in Fiat nell’autunno del 1974, in piena crisi petrolifera che metterà in forte difficoltà l’industria dell’auto.

A proporlo agli Agnelli non poteva essere che Enrico Cuccia, noto estimatore del manager già dal decennio precedente quando in Mediobanca progettarono in gran segreto le fusione fra la Snia Viscosa e la Bombrini Parodi Delfino, azienda in cui Romiti aveva iniziato la sua carriera vent’anni prima. Quella a Torino fu una vera avventura, alla guida di un colosso dal profilo internazionale con interessi importanti in Brasile e in Russia, ma legata alle dinamiche interne di una delle famiglie più importanti del capitalismo italiano.

Un ambiente complesso nel quale il manager applicò il suo stile incline alle decisioni forti, agli scontri feroci e anche alla rotture. Romiti è ad del gruppo torinese già nel 1976, insieme a Umberto e Carlo De Benedetti che resta in carica per soli tre mesi. In periodo di crisi (per certi versi simile a quello della pandemia) la cosa più importante è garantire liquidità alla grande azienda, lavoro nel quale Romiti (sempre consigliato da Cuccia) sa muoversi benissimo.Cura personalmente l’ingresso dei libici di Gheddafi nel capitale della Fiat pagando le azioni quattro volte di più del loro reale valore.

Un buon investimento finanziario per il colonnello che, il decennio successivo, in piena fase espansiva, riconsegnò quel 10% guadagnandoci sei volte tanto. Anni di duri scontri sul fronte sindacale, con fabbriche occupate, lunghi scioperi, cassa integrazione e minaccia di licenziamenti con la Brigate Rosse alle porte degli stabilimenti. Per il “duro” Romiti il terreno adatto per mettersi in mostra, tanto da ottenere nel 1980 i pieni poteri operativi e costringere Umberto Agnelli ad un passo indietro. È un periodo d’oro, in tandem con Gianni Agnelli alla presidenza.

Un sodalizio talmente forte che Romiti diceva: «Non rimarrò un giorno in più dopo di lui». Invece, il decennio successivo, in uno scenario completamente cambiato da una crisi impietosa, fu proprio Romiti a prendere la presidenza da Gianni, che aveva compiuto 75 anni, prima di andare in pensione (il manager aveva due anni in meno dell’azionista). Tanta era l’autonomia di Romiti che portava a termine affari tenendo all’oscuro anche l’Avvocato, come quelli per ostacolare il suo vecchio “amico” (erano andati a scuola insieme) Mario Schimberni che guidava la Montedison.

Negli anni Ottanta il grande successo, l’attuazione della sua strategia di diversificazione, i risultati finanziari record e il braccio di ferro con il “mago” dell’auto Ghidella che segnò l’inizio della fine. L’ingegnere che aveva voluto e fatto la Uno, la Panda, la Tipo, la Thema, la Ypsilon, la Croma e la 164. Una cavalcata trionfale che toccò il suo apice con il tentativo di acquisto della Chrysler nel 1990, bloccata da Umberto che faceva valere il suo potere in Ifil. I successi delle macchine del gruppo si fermarono all’uscita di Ghidella che aveva osato mettersi contro Cesare.

I prodotti iniziano ad avere meno seguito anche perché Romiti (secondo Ghidella) dirottava gli investimenti indispensabili per l’auto in altri settori. Corsi e ricorsi, la nuova crisi, un po’ per motivi ciclici, un po’ per errori di visione. La Fiat è costretta al maggior aumento di capitale della sua storia e, quando nel 1996 Agnelli gli lascia la presidenza, i due non hanno una grande voglia di festeggiare. Ultimo aggiornamento: 22-08-2020 16:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA