Giorgio Ursicino
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di Giorgio Ursicino

Montecarlo da eroi: a 48 anni il cannibale Loeb con la Ford piega di un soffio il rivale Ogier con la Toyota

La Ford Puma di Sebastien Loeb impegnata al Rally di Montecarlo
di Giorgio Ursicino
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Lunedì 24 Gennaio 2022, 11:19 - Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 12:11

Una favola. Anzi una leggenda. Non è facile nell’automobilismo, e nello sport in generale, vivere un racconto come questo. Per rimanere nei motori, rischiano di passare in secondo piano anche i 7 Mondiali conquistati in F1 da Hamilton e Schumacher, con l’inglese che si è portato a casa anche 100 pole e altrettanti GP. O le 14 maratone del deserto domate da Peterhansel, “monsieur Dakar”, e le nove 24 Ore di Kristensen, “mister Le Mans”. Ieri, in un assolata giornata d’inverno, Loeb ha vinto, precedendo il connazionale Ogier, la novantesima edizione del Rally di Montecarlo, la corsa di auto più antica che ancora resiste nel calendario internazionale. La prima 500 Miglia di Indianapolis, infatti, si disputò il 26 maggio 1911, solo 4 mesi dopo che il Principe Alberto di Monaco volle il rally sulle Alpi francesi. Palcoscenici da brividi che rendono le imprese ancora più luccicanti.

Su questo scenario regale si intrecciano altre storie: di vita e di amicizia, di coraggio e di follia. Loeb non è più un ragazzino, il prossimo 26 febbraio festeggerà con 48 candeline. A parte un volante che lo rende sempre giovane, Seb ha fatto un viaggio nella macchina del tempo. Mentre i suoi rivali si preparavano al ghiaccio del “Monte”, lui nell’ultimo mese è stato in Arabia. Prima a preparare e poi a correre la sua sesta Dakar. Ha combattuto come un Leone, con l’Hunter inglese schierato dalla BRX (il team del Barhain) chiudendo al secondo posto (è il terzo podio in 6 anni) preceduto solo dall’emiro-samurai Nasser Al Attiyah con la sua indistruttibile Toyota Hilux pick up. Nel deserto i più forti (oltre al cinquantenne Al Attiyah, Peterhansel e, addirittura, il sessantenne Sainz) sono tutti anzianotti ed è comprensibile che per Sebastien sia stata come una vigorosa cura di gioventù.

Così, ritirati i trofei a Jeddah, è volato in Europa, ha cambiato navigatore e, senza nemmeno passare da casa, si è infilato nella nuovissima Ford Puma ibrida preparata dalla scuderia britannica Wilson. Qualche problema c’era. Solo un folle come Loeb può affrontare il rischio di confondere le alte dune di sabbia del Golfo con la neve e il freddo del Col de Turini, nelle Alpi che abbracciano il mare. Il vero problema, però, era un altro. E Loeb lo conosceva benissimo. L’altro Sebastian, Ogier, il connazionale che, una decina d’anni fa, lo ha spodestato e che ha continuato a far suonare la Marsigliese nelle premiazioni dei rally. Curriculum alla mano Loeb rimane il rallista più forte di tutti i tempi: 9 Mondiali consecutivi (tutti con la Citroen), 80 rally iridati vinti su 181 partecipazioni, 120 podi (2 ogni 3 gare).

Ogier, più giovane di quasi 10 anni, non è tanto da meno visto che di Titoli più prestigiosi ne ha vinti 8, gli ultimi due dei quali di fila con la Toyota Yaris che guida anche quest’anno nella nuova versione ibridizzata. Ogier ha confermato di non tenere troppo ai record poiché ha rinunciato (pur essendo ancora il pilota più forte) ad eguagliare il record di Loeb e nel 2022, avuta l’autorizzazione da Akio Toyota in persona, non correrà tutto il Campionato, ma solo le gare che lo divertono di più. Fra i due Sebastien, però, c’è un’altra sfida personale che per i francesi vale più dei Mondiali: il Rally di Montecarlo. In questa graduatoria era in vantaggio Ogier, 8 a 7, un fatto d’onore per il ragazzo di Gap nato ai piedi delle grandi montagne e cresciuto ammirando sfrecciare gli eroi del “Monte”. Ogier è partito forte già da giovedì. Poi ha controllato la rimonta rabbiosa di Loeb per assestare la zampate decisiva nel finale.

Era evidente che il trionfo era un fatto privato fra i 2 Sebastien, ma il computer Ogier sembrava avere in pugno la situazione, anche favorito dall’età e dall’abitudine (Loeb non corre più tutto il mondiale dal 2012 e l’anno scorso non ha fatto neanche un rally). A 2 prove dal termine tutto sembrava già scritto. Ogier era in testa con 24”6 su Loeb. Un vantaggio difficilmente colmabile senza un imprevisto. Ma a Montecarlo è una roulette molto più pazza dell’imprevedibile Dakar, la trappola è dietro ogni curva, la sede stradale strettissima, i burroni da brividi ai lati. Nella penultima speciale ecco l’imponderabile: Ogier buca perdendo oltre mezzo minuto. Così si parte per la “power stage”, la prova finale che dispensa anche punti per il Campionato, con Loeb in vantaggio su Ogier di 9 secondi e mezzo. La sfida è al cardiopalma.

Seb il giovane attacca come un diavolo, Seb il “vecchio” si difende come può. Il verdetto al cronometro: Ogier recupera 9 secondi, Loeb, incredulo, vince il Rally per mezzo secondo, dopo 4 giorni di corsa, fra manovre spettacolari e incidenti mozzafiato. Non cambia la classifica la penalizzazione di 10” ad Ogier per partenza anticipata (di un niente) all’ultima speciale. Quando si sono incrociati i due amici-nemici si sono abbracciati, a lungo. Il prossimo anno non si sa cosa faranno. Forse uno vincerà finalmente la Dakar e l’altro realizzerà il suo sogno di correre Le Mans (magari Akyo gli dare un sedile sulla Toyota...). State certi, però, che a Montecarlo Loeb darà la rivincita a Ogier per vedere chi arriva prima a nove.

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