Giorgio Ursicino
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Giorgio Ursicino

Imparato, ceo Peugeot: «L'elettrificazione è la svolta, la rottamazione “termica” una soluzione solo temporanea»

Giovedì 23 Luglio 2020 di Giorgio Ursicino
Jean Philippe Imparato
Festeggerà 54 anni il prossimo 27 agosto e sono già più di trenta che lavora in azienda. Jean Philippe Imparato e il Leone Peugeot, un amore di lunga data nato a prima vista quando il manager, non ancora ventiquattrenne, iniziò a lavorare per la casa francese appena laureato alla Scuola di Management di Grenoble. Il servizio civile presso l’ambasciata in Marocco, poi una carriera brillante, con qualche passaggio in Citroen ma senza mai lasciare la Psa. Un venditore determinato che lavora sul quotidiano con lo spessore del capo del brand incaricato di preparare il futuro potendo contare sull’esperienza maturata con incarichi importanti in Sud America e in Cina. Comunicatore esperto e coinvolgente, crea entusiasmo intorno ai temi che tratta. Un personaggio dal quale capire molte cose in un fase come questa, in cui le scorie della pandemia sembrano aver minato le certezze del mondo dell’auto.

Dottor Imparato com’è la situazione al termine di questi sei mesi che sono stati difficili per tutti?

«Siamo sereni e concentrati. Alla fine del primo semestre 2020 abbiamo un portafoglio ordini che è il 42% superiore a quello che avevamo nello stesso periodo dell’anno scorso a livello mondiale e ci troviamo con uno stock più che adeguato avendo già smaltito un buon numero di veicoli in rete dall’inizio della pandemia. L’umore è buono».

Il mercato sembra cambiato in fretta, c’è sempre più attenzione all’aspetto ecologico.

«Dal punto di vista energetico siamo messi molto bene, le motorizzazioni elettriche sulla 208 e 2008 hanno raggiunto il 17% in questa prima metà dell’anno e le ibride plug-in, la 3008 e la 508, il 15%. Questo è molto importante perché dobbiamo raggiungere una certa soglia alla fine del 2020. Il target di CO2 previsto dall’Unione Europea è ampiamente alla portata».

Allora la situazione, almeno per voi, è meno preoccupante di quanto s’immagini?

«I tre elementi di cui vi ho parlato ci confortano molto, con un portafoglio sostanzioso e uno stock leggero siamo pronti ad affrontare eventuali fasi di calo del mercato dovuti a nuove ondate del virus. Può esserci un nuovo lockdown e bisogna essere preparati a reagire, abbiamo visto quanto accaduto in Argentina, in Spagna o in Cina. Noi crediamo di esserlo, di esserci preparati bene».

Come affrontate quotidianamente questa incognita? C’è un approccio particolare?

«Ogni mattina alle 8 facciamo un riunione con Carlos Tavares e parliamo di contratti e di consegne. Solo dopo affrontiamo l’argomento produzione con i suoi risvolti. Facciamo una strategia complessiva, in tutti i paesi: non vogliamo produrre vetture se non abbiamo gli ordini. Per fare questo bisogna intervenire in tempo reale, dobbiamo in qualche modo far collimare le esigenze dei venditori con quelle dei fornitori. Un lavoro complesso ma si può fare. Detto questo, vediamo luglio e agosto in modo positivo».

Gli incentivi che ha introdotto Macron hanno dato un buon aiuto, già a giugno in Francia il mercato è tornato con un segno positivo.

«No, io non sono un grande fan della rottamazione. Mi ricordo quando ero in Italia dal 2008 al 2010 a guidare un altro marchio del nostro gruppo. Periodo di vacche grasse, abbiamo fatto il record storico grazie ai bonus governativi. Appena gli incentivi sono terminati, però, abbiamo pagato con gli interessi, abbiamo sofferto anni. Per me la rottamazione “termica” non è un soluzione valida perché anticipa soltanto la domanda in modo artificiale e dopo ti trovi in difficoltà».

Allora qual’è la sua ricetta?

«Io sono per un mercato libero, che supporti in modo strategico la transizione elettrica. Dal punto di vista strutturale, non sto parlando di un’operazione per pulire i piazzali dei concessionari e dare una mano alla rete in fasi contingenti, sono contrario a misure temporanee. In quel periodo si vende di tutto e di più, soprattutto le macchine piccole, ma non mi convince per niente dal punto di vista della sostenibilità del business nel medio termine. Sono per qualcosa di più coerente e serio».

Quindi il brand Peugeot tornerà in positivo già nel mese di luglio?

«Non posso rispondere, di previsioni di vendita parla Tavares. Quello che posso dire è che con il portafoglio in crescita di oltre il 40% bisogna consegnare. Noi vediamo la situazione da un’angolazione decennale, siamo concentrati sul business 2030 i cui target non cambiano. Dobbiamo ridurre la CO2 del 40% entro quella data e neanche il covid varia lo scenario, dobbiamo restare concentrati sul business complessivo e sul risultato finale».

In questi sei mesi avete fatto i tre quarti delle vendite in Europa. Non siete troppo dipendenti da questo mercato?

«È vero, è necessario lavorare per spostare il nostro baricentro. La nostra strategia si base sul programma di elettrificazione e sull’internalizzazione. Abbiamo fatto un piano prodotto che guarda di più alle vendite overseas, alla fine dell’anno commercializzeremo il pick up Landtrek molto adatto all’Africa e al Sud America, E poi, devono riaprire importanti mercati esteri. L’obiettivo nel medio termine e fare 50% fuori dal continente».

Una crescita importante.

«Anche nel primo semestre la nostra share è cresciuta all’estero, esclusa la Cina dove in questo momento non siamo competitivi. Dobbiamo ricordarci che è stato chiuso l’Iran, in un giorno è stato cancellato un mercato che vale 500 mila auto. Comunque è chiaro che abbiamo una grande chance fuori dall’Europa, forse un giorno saremo anche aiutati da alcuni amici».

L’Africa è il vostro secondo mercato. Non è un po’ strano?

«Per noi è la seconda regione più importante, abbiamo una lunga tradizione storica, abbiamo anche aperto una fabbrica in Marocco. Dobbiamo fare un enorme lavoro in Cina. Il prodotto funziona ma abbiamo trascurato il brand e il network».

Perché vi siete dedicati subito all’elettrificazione spinta e non avete sviluppato il mild hybrid? Non può aiutare in una fase di passaggio?

«Abbiamo fatto una scelta diversa, per raggiungere i nostri obiettivi siamo sicuri che era meglio puntare sull’ibrido plug-in e sull’elettrico puro, vedrete che i risultati ci daranno ragione. Può darsi che in futuro arrivi qualcosa in questa direzione, ma è ancora presto per parlarne. Certo ci sono paesi fra cui l’Italia dove il recupero di energia leggero può avere un senso».

Che programma avete per lo Sport? In Peugeot è sempre stata una sfida importante. È nel vostro Dna, i valori dinamici caratterizzano i vostri modelli.

«Dopo l’estate ci sarà un annuncio importante. Sapete tutti che stiamo lavorando sulla Hypercar per la 24 Ore di Le Mans, crediamo che il progetto abbia raggiunto un punto cruciale, le performance ci entusiasmano. Quasi sicuramente ci sarà un programma mondiale nell’Endurance, vogliamo essere protagonisti in una competizione che esprima la tecnologia del futuro».

Per concludere, quando saranno pronte le batterie con le celle francesi che realizzerà la joint venture fra Total e Psa alle quali si è aggiunta Renault?

«Tutto ciò che riguarda la tecnologia delle batterie è molto importante nell’era della mobilità elettrica, ma è ancora presto per parlarne». Ultimo aggiornamento: 26-07-2020 09:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA