Da Viterbo il "vaccino" contro bullismo e disagio. «Testato a scuola, abbassa l'ormone dello stress nei bambini»

Da Viterbo il "vaccino" contro bullismo e disagio. «Testato a scuola, abbassa l'ormone dello stress nei bambini»
Un possibile vaccino contro bullismo, dispersione scolastica, rischio dipendenze e più, in generale, i fenomeni di disagio giovanile. Arriva da Viterbo e si basa sulla...

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Un possibile vaccino contro bullismo, dispersione scolastica, rischio dipendenze e più, in generale, i fenomeni di disagio giovanile. Arriva da Viterbo e si basa sulla didattica delle emozioni: particolari strategie che gli insegnati nelle scuole possono utilizzare con gli alunni per costruire l’empatia.

La sperimentazione è stata condotta lo scorso anno scolastico in due scuole elementari (l’istituto Pio Fedi di Vitorchiano e l’istituto Canevari, nel capoluogo) con la disponibilità dei dirigenti scolastici e i risultati verificati da tre università attraverso tamponi salivari: il San Raffaele di Milano, la Federico II di Napoli, l’università dell’Aquila, oltre che dal centro di biotecnologie avanzate di Napoli. Un successo. Tanto che il Comune di Viterbo adesso vuole estenderlo a tutte le scuole della città.

“Sui bambini che hanno ricevuto il programma di didattica delle emozioni, si è registrato nel corso dell’anno un minore stato di ansia confermato attraverso l'analisi dei tamponi da un abbattimento incredibile dei livelli di cortisolo". L'ormone dello stress. "Un dato che è andato oltre le nostre aspettative”, spiega il dottore Ulisse Mariani, psicologo e psicoterapeuta, responsabile scientifico del progetto insieme alla collega Rosanna Schiralli.

Nei fatti in cosa si traducono questi benefici? "Vuol dire che i bambini sono più cooperati, più solidali, più tranquilli, più sereni, hanno un sistema immunitario più forte, sono più forti nelle competenze emotive e sono più empatici. Invece, negli alunni che non hanno ricevuto questo tipo di didattica i livelli di cortisolo sono rimasti pressoché uguali, in alcuni casi aumentati”. A breve la pubblicazione su una rivista scientifica internazionale.

“Un esempio concreto di questa didattica? Ad esempio – risponde Schiralli – l’appello delle emozioni: la mattina anziché dire presente, l’alunno risponde con un numero da uno a dieci a seconda di come si sente quel giorno. E l’insegnate lo trascrive su registro. Poi ogni 15 giorni o una volta al mese si valuta come è andato l’appello in quel periodo. Per ogni bambino si può fare un grafico. A quel punto ci si confronta. Ciò che viene allenata in questo caso è la capacità di un bambino di stare attento a come è stato il proprio compagno”.

Ieri a palazzo dei Priori la presentazione del protocollo per la nascita della rete delle scuole dell’empatia. “Oggi mettiamo una pietra angolare di un percorso che vogliamo sia il possibile duraturo ed esca anche dai confini di Viterbo”, ha detto la sindaca Frontini. Soddisfatta la consigliera delegata alle scuole, Rosanna Giliberto: “Le attività non riguardano solo ragazzi, ma nascono come formazione del corpo docente, in secondo luogo come confronto dedicato alle famiglie nell'idea di comunità educante che deve collaborare in maniera efficace per fare in modo che si possa realizzare questo percorso virtuoso”.

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Il Messaggero